Non
credo che Goethe, scrivendo quello che sarebbe passato alla storia come
uno dei più grandi
capolavori della letteratura universale, abbia solo lontanamente pensato
che a distanza di due secoli qualcuno avrebbe avuto l’ardire di
adottare la tragedia di Faust e di Margherita quale metafora per parlare
di economia. Eppure a ben vedere quell’opera si presta a farci
cogliere un aspetto di ciò che sta accadendo in giro per il Mondo e
forse ci illumina su quella che potrebbe essere la soluzione ai molti
drammi che si stanno consumando in tutti gli ambiti sociali coinvolti
dall’economia. Quella
parte dell’opera che narra il
patto con il Diavolo è nota sicuramente a tutti; meno noto è invece
probabilmente il finale. Faust, dopo aver ottenuto, con la complicità
di Mefistofele, piaceri di ogni genere, conosciuto depravazione e
dissolutezza ed aver perfino ucciso e cagionato la morte della sua amata
Margherita, apprestandosi alla fine, ormai vecchio e cieco, sente
questo: “lo stridio delle vanghe…la gente che la terra riconcilia con se stessa, che pone confini alle onde, che serra il mare con dure barriere…perché milioni d’uomini vi abitino attivi e liberi…e degno della libertà e della vita è soltanto colui che ogni giorno si affatica a conquistarle, e vi mette prima il suo ardore giovanile, poi il suo vigore di uomo, e alla fine la sua saggezza di vecchio” ed esclama: ” Tanto folto fervore, lo potessi vedere! In una terra libera fra un popolo libero esistere! Potrei dire a quell’attimo: -Fermati dunque, sei così bello!……Nel solo presentimento di tanta intima felicità, gioisco ora del più bel momento che io abbia avuto nella mia vita!-“. Alla
fine della sua esistenza, dopo aver ricercato invano i piaceri della
vita, dopo aver gozzovigliato nella cantina di Auerbach, dopo aver
attraversato l’antro della strega, dopo aver provato ogni genere di
bassa esperienza e persino ucciso, prova un intenso piacere nell’udire
uomini mentre lavorano ad un’impresa comune.
Quel piacere è così grande da fargli pronunciare la frase che
lo avrebbe condannato: “Attimo
fermati!”. La gioia è così intensa da fargli dimenticare il
patto stretto tanti anni prima con Mefistofele. Questi sta per ghermire
la sua anima con gli artigli infernali ghignando: “Ah, finalmente!
Sei mio”, quando Faust si ricorda di una preghiera che sua madre
gli faceva ripetere ogni sera prima di addormentarsi, quando era
bambino. E le sue labbra già quasi fredde mormorano quelle pure e
semplici parole. Margherita, morta di dolore tanti anni prima ed ora in
Paradiso, le ascolta commossa ed il suo cuore palpita di speranza per
Faust e rivolgendosi a Dio così lo implora:”Salvalo, o Padre
onnipotente! Perdonagli le sue colpe! Il suo ultimo pensiero è stato di
prolungare una felicità che gli veniva dalla felicità degli altri
uomini”. E Dio manda sulla Terra una schiera di Angeli per levare in cielo l’anima immortale di Faust. Così un attimo di pentimento annulla tutti gli errori della sua vita trascorsa. Questa
la tragedia goethiana. Ma
dove ricercarne le analogie con le attività economiche? Faust
a ben vedere può essere assunto quale simbolo dell’economia giacchè
questa, come lui, sembra aver stretto un patto demoniaco per conquistare
con mezzi estremi denaro e potere. Per questi dovunque gli uomini si
dibattono in attività molto spesso svolte senza rispettare gli altri,
per conseguire un profitto legittimato da una delle più tremende
espressioni che si siano mai potute coniare: “Pecunia non olet”,
“Il denaro non puzza”, accettando quindi l’illecito per
procurarselo. I
risultati sono sotto gli occhi di tutti: falsi in bilancio per
dimostrare capacità manageriali inesistenti ma anche per eludere le
imposte, statuti dei lavoratori che difendono più gli estensori delle
norme che i lavoratori stessi e le imprese in cui essi spendono gran
parte della loro vita, disprezzo della natura e dell’ambiente oltre
ogni limite, concussioni e corruzioni con il mondo della politica e sue
intromissioni in ogni ambito economico per approfittare delle ricchezze
lì generate. Le
conseguenze di questo scellerato modo di vivere in nome del
“benessere” che in realtà è solo “benavere” (ed anche di pochi
e non di tutti), stanno segnando l’arrivo della “catarsi”, della
revisione del nostro modo di intendere il lavoro ed ogni attività
economica ad esso connesso. Un
attimo prima della sua fine, l’uomo-Faust sta prendendo
coscienza delle sue nefandezze e si affida all’etica, a Margherita,
perché interceda per fargli trovare la via della salvezza. E questa,
come quella che trova Faust, è segnata dall’intima gioia che per ora
solo pochi cominciano a provare prodigandosi a ripensare il modo con cui gli uomini possono essere
gratificati dal lavoro, le aziende divenire coese nell’impegno
sociale, l’ambiente tutelato da ogni tipo di inquinamento, le
istituzioni rispettate nella loro funzione di difesa dei diritti di
tutti, la cultura ambita quale mezzo di evoluzione spirituale, i mercati
serviti e non manipolati, la libertà di tutti salvaguardata da ogni
genere di prevaricazione.. Come
Faust, recuperando se stesso, ha gioito nel sentire la felicità di
uomini al lavoro, così l’Economia potrà gioire nello scoprire quella
sua parte sacrificata ma mai definitivamente perduta: cioè l’etica
del lavoro, degli affari, della finanza, delle istituzioni,
dell’ambiente, della scuola, dell’arte, delle religioni, della
magistratura: i tanti volti della Margherita di Goethe.
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