Le
imprese del Nordest si prefiggono oggi un nuovo ambizioso obiettivo:
vivere meglio in azienda. Restituendo il più possibile all'uomo il
collegamento tra sé stesso e il frutto del proprio lavoro. Ad
affermarlo è il dottor Franco Tagliente, esperto di marketing e
comunicazione aziendale e agguerrito sostenitore della "qualità"
del lavoro: "da Taylor in poi la suddivisione dei processi
produttivi ha comportato l'impossibilità da parte del singolo
lavoratore di essere orgoglioso del prodotto finale. Manca una
visione complessiva e non si segue più l'intero ciclo produttivo.
Tutto questo ormai è fuori discussione: ora occorre supplire a
questa mancanza facendo acquisire al lavoratore una diversa
coscienza di ciò che fa, attraverso un processo di condivisione
delle responsabilità e rimettendo in discussione alcuni capisaldi
dall'economia. Quali? Per esempio il diritto di proprietà
dell'azienda, la concezione dello stipendio fisso e la destinazione
del profitto sono in assoluto i più importanti".
A fianco di Tagliente si schiera un nutrito gruppo di imprese:
'Nella nostra azienda un ruolo fondamentale é svolto
dall'associazione degli individui che formano il personale attorno
alle nostre parole d'ordine: pensare positivo - spiega Claudio
Venier di Think Pink, industria di abbigliamento con 85 dipendenti
all' attivo -. Per far questo è necessario abbandonare per un
attimo gli obiettivi misurabili attraverso i numeri, come
produzione, vendite, profitti e chiedersi: "In che modo ci
presentiamo all'esterno? Vale a dire: dimostriamo ai clienti di
credere in quello che facciamo?". Dello stesso avviso sembra
essere anche Alberto De Zan, di Dieffebi, azienda con 45 dipendenti
che opera nel settore del mobile: "L'esigenza è proprio quella
di migliorare la comunicazione e le relazioni all'interno del
personale. Per questo abbiamo sviluppato un corso di formazione per
i responsabili di funzione, che non ha per scelta un obiettivo
preciso, se non quello di essere un percorso formativo allo scopo di
creare maggiore fiducia, e quindi, nella realtà, una collaborazione
più fattiva". Molto più semplice il caso di Ecor, impresa
leader in Italia nel commercio di prodotti biologici: "Da noi
il processo di condivisione è del tutto spontaneo - spiega Fabio
Brescancin - dal momento che qui lavora solo gente che crede nel
biologico e che quindi è molto motivata fin dal principio. La
dimostrazione è l'uso che facciamo del profitto: una parte resta in
azienda, il resto va a finanziare attività culturali".
"Ed è proprio sul concetto etico dell'economia' che occorre
puntare attenzione - prosegue Tagliente - vale a dire contemplare e
rispettare i diversi portatori di interessi, perché l'economia è
lo strumento fondamentale di affermazione dell'uomo". Con un
ultima domanda: quanto importa di tutto ciò agli imprenditori dei
Nordest? A rispondere è Alberto De Zan: 'A questi discorsi di
solito viene data poca importanza, perché alla fine prevale sul
resto la realtà dei numeri, ma col tempo ci si sta accorgendo che
qui forse si lavora ancora tanto, troppo e soprattutto male e non
importa a sufficienza la qualità della vita".
Franco
Tagliente