Per
dirla come Rudolf Steiner,
“Salutare è che nello specchio dell’anima umana prenda
forma l’intera comunità e che nella comunità viva la forza delle
singole anime umane”, giacchè è inimmaginabile lo sviluppo di
qualsiasi forma sociale senza l’appagamento dei più profondi bisogni
dei singoli uomini che ne fanno parte.
In
quanto animali sociali, la nostra sopravvivenza individuale dipende
dall’essere accettati come membri di un gruppo umano bene organizzato
e ragionevolmente cooperativo. L’autorità spirituale attribuita agli
anziani della tribù e il loro potere politico, si sono evoluti allo
scopo di garantire la coesione a lungo termine dei gruppi. Da un punto
di vista biologico, questa è una importante funzione che
non solo assicura la coesione del gruppo, ma fornisce la
giustificazione, i mezzi e i motivi per indurre i membri individuali del
gruppo a sacrificare i loro miseri interessi personali per il più vasto
interesse della comunità nel suo insieme. Si tratta della conferma di
un processo biologico naturale. La
nostra tendenza a collaborare dipende dall’interesse personale. Il
fruttivendolo vende verdure per vivere, non per aiutarci. E a nostra
volta noi le comperiamo per vivere, non per aiutare lui. Ma il risultato
è che entrambe le parti traggono vantaggio dallo scambio. Viviamo
in una società perché essa ci consente di scambiare favori: ci
consente di perseguire obiettivi egoistici attraverso la collaborazione.
Benché siamo creature capaci di collaborare, siamo anche, di fondo,
competitive: entriamo in competizione per l’amore, per le ricchezze,
per il rango. I drammi generati da questa incurabile rivalità sono
l’essenza stessa dell’esistenza sociale umana, e sembra che derivino
da due sistemi archetipici fondamentali: quello relativo all’attaccamento
(all’affiliazione, al dare e ricevere cura e all’altruismo) e
quello relativo al rango (allo status, alla disciplina, alla
legge e all’ordine, al territorio e alla proprietà). La
forma della competitività è cominciata più di trecento milioni di
anni fa, quando i nostri antenati entravano in competizione per le
risorse (cibo, territorio, compagno) su base individuale come molti
vertebrati continuano a fare ancora oggi. Poi, a mano a mano che la vita
di gruppo prese piede e si cominciò a condividere il territorio, gli
individui cessarono di competere direttamente per il territorio e
cominciarono invece a competere per il rango. Una volta acquisito, un
rango elevato portava con sé accesso alle risorse desiderate. La
competizione per il rango prese forma di esibizioni di minaccia e
contese pacifiche che i biologi comportamentali definiscono
“comportamento agonistico rituale, RHP, resource holding power”.
La
vittoria in queste contese fornisce al soggetto un certo grado di
“potere di detenzione delle risorse”. La sconfitta, invece, sfocia
in una riduzione di potere. L’equivalente
umano dell’RHP è l’autostima. Uno
degli aspetti essenziali di un’autostima elevata è la consapevolezza
soggettiva di essere in grado di controllare gli esiti sociali
desiderati, mentre una bassa stima di sé è la consapevolezza di non
essere in grado di controllarli ed è associata a forme di comportamento
sottomesse o subordinate, oltre a una predisposizione all’ansia, alla
depressione o all’isolamento sociale. In
tutti gli animali sociali la minaccia da parte di un appartenente alla
stessa specie nel quale si percepisce un più alto grado di RHP provoca
due tipi alternativi di comportamento difensivo: sottomissione o fuga.
La sottomissione differisce dalla fuga proprio per il fatto che
l’animale non si muove. L’individuo dominante finirà per tollerare
la presenza dell’individuo sconfitto e smetterà di minacciarlo,a
patto che egli manifesti atteggiamenti che sono simbolo di
sottomissione. I
modelli umani di dominio e di sottomissione sono elaborazioni di queste
forme di base. A
un certo punto degli ultimi dieci milioni di anni, si è sviluppata una
nuova forma di competizione sociale: invece di intimorire i rivali,
l’avversario cerca di attrarli. E’
questa una forma di competizione evidente per esempio fra gli scimpanzé
e il primo a riconoscerne l’importanza è stato il biologico
comportamentale Michael Change. Oltre a quello di minaccia gli scimpanzé
maschi adottano un comportamento che non è affatto minaccioso e non
pretende la sottomissione dei subordinati. Si tratta piuttosto di una
forma di attrazione sociale che risulta in un comportamento di
affiliazione “in cui c’è una continua interazione tra gli
individui, come la strigliatura, il gioco…”. Nel
corso delle sue numerose osservazioni sui gruppi sociali delle scimmie,
Change si rese conto che questi animali hanno due sistemi di
comportamento distinti, che egli definì rispettivamente “agonistico”
ed “edonico”. Il
sistema agonistico è caratteristico dei gruppi sociali organizzati
gerarchicamente i cui membri devono preoccuparsi di respingere le
minacce al proprio status e di inibire aperte manifestazioni di
competizione aggressiva; mentre quello edonico è associato al
comportamento di affiliazione nei gruppi sociali a organizzazione più
egualitaria nei quali le tensioni agonistiche sono assenti. Nel sistema
agonistico l’equilibrio sociale tra individui dominanti e gregari
viene mantenuto da un processo che Change definì “comportamento
equilibratore”: il gruppo è tenuto unito dalla minaccia di attacco da
parte degli individui dominanti e qualsiasi tentativo di fuga dal gruppo
da parte di un subordinato provoca un attacco. A
consentire l’emergere del comportamento edonico è stata la
sostituzione dell’intimidazione con l’attrazione nel corso
dell’evoluzione. Nell’ambito del sistema edonico, il competitore
cerca di disarmare i potenziali rivali, di attrarre i potenziali
compagni e di guadagnare status agli occhi degli altri appartenenti al
gruppo. Le persone attraenti sono investite di prestigio. Assumono ruoli
di comando e hanno accesso a maggiori risorse rispetto ai rivali di
minor successo. E di conseguenza la loro efficacia aumenta. Sfortunatamente
il vecchio tipo di competizione agonistica non è stato eradicato dalla
natura umana. Dopo tutto è esistito e si è evoluto sul nostro pianeta
per trecento milioni di anni mentre la competizione edonica esiste
soltanto da un trentesimo di quel tempo. I
possibili esiti della competizione basata sulla minaccia o di quella
fondata sull’attrazione sono essenzialmente quattro:
Essi
possono essere così rappresentati su assi ortogonali:
E’
questo uno schema importante per la comprensione dei legami dell’amore e
del potere per le diverse conseguenze che comportano:
In
fine c’è da considerare che un fattore importante è se l’individuo
continua a sentirsi un “insider” (un appartenente al gruppo o
no, un membro impegnato della comunità o meno) oppure se si sente un “outsider”
(non appartenente al gruppo, non impegnato nella comunità, privo di
legami affettivi). Al termine della lettura una domanda potrebbero farsi coloro che rivestono posizioni di responsabilità all’interno delle loro organizzazioni: “Di quale tipo di
comportamenti ha bisogno la mia azienda? Di quello che adottano i capi o
di quello scelto dai condottieri?” * A. Stevens. “Il filo di
Arianna. Guida ai simboli dell’umanità”. Corbaccio Ed. |