Economia è etica

di Franco Tagliente

Molti dei modelli interpretativi che, nei decenni passati, hanno orientato le dinamiche politiche, economiche e sociali dell'Occidente stanno subendo profonde trasformazioni.
Ciò che riguarda l'economia in particolare sembra essere al centro di una importante fase di "passaggio" caratterizzata dalla riscoperta di una parte delle sue radici nel tempo dimenticata.
L'economia, infatti, ha due origini diverse, una definibile "dell'ingegneria" e l'altra "dell'etica". Questa in particolare risale almeno ad Aristotele.
Lo studio dell'economia, benché collegato in senso immediato al perseguimento della ricchezza, ad un livello più profondo è legato ad altri obiettivi più fondamentali giacchè la ricchezza non è il bene che ricerchiamo ma un mezzo per qualcosa d'altro.
L'origine dell'economia collegata all'etica indica alle attività economiche alcuni compiti irrinunciabili. Quella che è collegata all'approccio "ingegneristico" persegue invece interessi prevalentemente logistici più che fini ultimi quali trovare risposte alle domande: "Come promuovere il bene umano, come bisogna vivere?".
L'approccio ingegneristico si collega agli studi nati dall'analisi dell'arte di governo orientata in senso tecnico.
Data questa duplice natura dell'economia non è sorprendente che sia l'origine collegata all'etica sia l'origine a base "ingegneristica" abbiano una loro qualche cogenza giacchè negli scritti dei grandi economisti entrambe queste caratteristiche sono rinvenibili in proporzioni variabili.
L'importanza dell'approccio etico si è peraltro andata indebolendo in modo alquanto sostanziale via via che l'economia moderna si evolveva. La metodologia della cosiddetta "economia positiva" ha avuto l'effetto di far ignorare una gamma di complesse considerazioni etiche che influenzano il comportamento umano effettivo ed è difficile non accorgersi di quanto venga elusa l'analisi normativa a livello profondo e di quanto sia trascurata l'influenza delle considerazioni di natura etica nelle caratterizzazioni del comportamento umano effettivo.
Si può sostenere che la natura dell'economia moderna ha subito un sostanziale impoverimento a causa della distanza venutasi a creare tra l'economia stessa e l'etica seppure ci siano molti temi sui quali l'economia ha saputo darci migliore comprensione e illuminazione proprio grazie al largo impiego dell'approccio "ingegneristico". Questi contributi sono stati possibili malgrado sia stato trascurato l'approccio etico, dato che vi sono importanti temi logistici in economia che richiedono attenzione e che possono venire affrontati in modo efficace, fino ad un certo punto, anche all'interno del limitato quadro di riferimento di una ristretta concezione non-etica della motivazione e del comportamento umani.
Non così invece è possibile argomentare per una congerie di temi il cui svolgimento, privato di una visione etica, conduce ad epiloghi che possono essere a dir poco disastrosi per un "sereno" sviluppo del genere umano.
Una prima riflessione, sotto questo profilo, riguarda il tema della globalizzazione, il cui significato non è più riconducibile esclusivamente ai mercati, che si voleva imporre come l'unico possibile. Il processo di unificazione del Mondo, in corso di accadimento, può colorare infatti la parola globalizzazione di altri significati, non solo riconducibili ai mercati ma anche per esempio ai diritti.
Questo sembrerebbe essere il momento più adatto per rivalorizzare molti aspetti culturali, economici, politici, della nostra esistenza, in una parola per cambiare migliorando. La sfera economica è senza dubbio quella che più proficuamente può essere chiamata in causa grazie alla sua forza trainante a condizione però che questa revisione sia sostenuta da un'accresciuta consapevolezza da parte degli uomini, quelli dell'economia per primi, che dovranno rivalorizzare se stessi e le proprie attività partendo dal lavoro e da una diversa visione dell'impresa.
Il lavoro non è un'attività umana fine a sé stessa, né un fenomeno limitato dai confini dell'impresa. Dovrà nascere una nuova cultura del lavoro, non più legata solamente al posto e all'ingombrante sua comodità giacchè la "paga" e la tranquillità non bastano più.
L'imprenditore inoltre si sentirebbe un Io sconfitto se vedesse la sua azienda barcollare sotto gli effetti dell'attuale crisi vissuta solo come minaccia e non anche come opportunità. Viviamo infatti in una società modernista, individualista, altamente concorrenziale dove non c'è posto per gli sconfitti e neppure per i declinanti e c'è da chiedersi se le aziende private, protese al conseguimento del profitto e dimentiche di altri obiettivi "non profittevolmente misurabili", riusciranno a "cogliere l'attimo" per rivedere la propria identità ampliando il proprio Io-aziendale verso il Noi che le circonda.
C'è da dire che mentre la Società Civile (attraverso i consumatori) manifesta un rinnovato bisogno di trasparenza, equità e reciprocità, l'offerta di aziende eticamente orientate (che hanno l'opportunità di rivedere sia le proprie strategie interne, che il marketing verso l'esterno) inizia timidamente a prendere forma giacchè il consumatore quando acquista un prodotto, considera le azioni e le reazioni, legate a quel prodotto, e pretende delle garanzie di produzione e di qualità ma anche rassicurazioni sull'eticità del produttore e del distributore.
Questa è la rivoluzionaria chiave di volta per l'intero sistema economico-produttivo occidentale. Garantire il rispetto delle regole imposte dalla legge non è più sufficiente. La Società richiede correttezza e trasparenza, in base a valori riconoscibili e universali.
Da un lato, quindi, l'acquisto si "complica", deviando dal semplice valore d'uso. Dall'altro i tempi dell'acquisto subiscono una brusca accelerazione. L'individuo ha poco tempo per scegliere, ma molte aspettative su ciò che acquisterà.
In teoria questi due processi sono difficilmente conciliabili, sembrano divergenti. Ecco quale nuovo terreno dovranno dunque sondare le aziende. Dovranno riuscire a soddisfare queste due nuove esigenze. Se il consumo si fa critico, il Marketing deve diventare strategico.
La componente etica nella politica dell'azienda produttrice diventa allora un fattore in grado di condizionare la scelta del prodotto. Per dare "valore etico" al prodotto, l'azienda si allinea al processo di orientamento che vuole legare l'impresa alla funzione sociale.
Al consumatore viene riconosciuta la possibilità di scegliere in base alle sue esigenze etiche (trasparenza, equità, reciprocità). Non ha più un ruolo economico e impersonale; ora si parla di una persona specifica e autonoma che vive in un contesto di relazioni interpersonali e sociali.
L'azienda si impegna a rispettare il consumatore e a promuoverne la tutela e la difesa. Significa garantire il rispetto della legalità e assumere una responsabilità nei confronti dell'individuo, che scaturisce da un autentico
rispetto per la persona e la sua specificità. L'etica va istituzionalizzata nell'attività gestionale quotidiana, va "routinizzata" nel processo decisionale e nelle pratiche di tutti i dipendenti dell'impresa. Secondo il Modello di Reidenbach-Robin (1984), lo sviluppo etico nasce dal bilanciamento della tensione al profitto, alle considerazioni etiche dell'impresa.
Non ci sono ambiguità. Andare incontro al consumatore e alle sue esigenze è un modo per creare o mantenere un contatto, come un normale rapporto di fiducia. E quindi, per realizzare un profitto. L'etica di cui si parla, non è riferita alla sfera morale più intima e personale. Qui ci si riferisce all'"etica degli affari". Si definisce un codice di comportamenti corretti, che va ad indubbio vantaggio dei diversi stakeholder. L'etica in tal modo indotta, non è impura o strumentale. È un valore intrinseco di straordinaria efficacia, perché da un lato soddisfa il consumatore e dall'altro, rivalorizza il lavoratore.
L'economia potrà essere dunque riscoperta non solo come strumento di produzione di beni e servizi, ma anche, e soprattutto, come mezzo per realizzare una diversa relazione fra gli uomini non più finalizzata al profitto fine a se stesso e destinato a pochi ma al profitto come mezzo per soddisfare i bisogni di molti.
La riscoperta dell'economia attraverso questa lettura, a partire dalla sua funzione più profonda, non potrà che condurre l'Umanità verso una meta in cui tutti ci si possa identificare, a prescindere dalla diverse condizioni etniche, religiose, politiche, economiche, culturali.
Le imprese che percepiranno questa loro "meta-missione" si doteranno di strategie che continueranno a considerare il profitto quale fondamentale espressione della loro efficienza, ma nel contempo, sentiranno di poterlo destinare, non solo alla remunerazione dei fattori di produzione, ma anche al sostegno di giuste cause quali il rispetto per l'ambiente, il rispetto per la persona, il rispetto per le generazioni che verranno.
Sono queste le cause che l'economia potrà contribuire a sostenere e, nel fare questo, ogni uomo che lavora in un'azienda, sentirà che il suo lavoro è attività etica prima ancora che fisica, ben più importante di un mero mezzo di sostentamento; in questo troverà la forza per superare gli ostacoli che ogni giorno gli si pongono davanti.

Franco Tagliente