Uomini d'azienda come porcospini
LE FASI DI SVILUPPO DI UN'ORGANIZZAZIONE

di Franco Tagliente

L'ego viene dai più associato ad egoismo ed evoca un sentimento negativo, di grettezza e aridità. Sfugge l'accezione più ampia e profonda del termine, quella che lo associa all'identità, all'individualità, al differenziarsi dagli altri uomini e dal resto dell'universo.
Ego, sé, io tre sinonimi che sottolineano il bisogno fondamentale di ogni uomo, quello di affermare la sua esistenza, di realizzarsi, di dare valore alla propria vita.
Nell'esprimersi, nell'affermarsi, semmai va individuata una duplice connotazione dell'io tanto da farci affermare che è come se esistessero due "io", uno che riconduce a me stesso a prescindere dagli altri ed un altro che si prendere cura di me e nel frattempo dell'io altrui.
Ha un senso questa premessa che evidenzia come coesistano in noi due io, uno definibile inferiore ed uno superiore, ai fini di ciò che quest'articolo intende affrontare che riguarda le fasi di sviluppo di un'organizzazione in generale e di un'azienda in particolare?

Per dare risposta a questa domanda è necessario fissare la nostra attenzione su chi, per nostra esperienza, abbiamo incontrato più volte: l'individualista.
E' un originale, un creativo che sta poco a suo agio con gli altri. Potremmo usare per descriverlo l'immagine di un porcospino, così come fu coniata da Arthur Schopenhauer.

Il porcospino, il nostro individualista, è sempre pronto a mostrare i suoi aculei a qualcuno che gli si avvicini troppo.
Chi sa quante volte gli si passa accanto (è un collega, un capo, un cliente) scatenando reazioni aggressive di un tipo o di un altro tipo!

A volte, addirittura si arriva a chiuderlo in una cella, per sbarazzarsene!

C'è da chiedersi se si debba accettare questa situazione non confidando in soluzione alcuna o se non si possa invece considerare che in realtà il problema è risolvibile tenendo presente una semplice regola:

se ci avvicina troppo ci si surriscalda, se ci si avvicina troppo poco ci si raffredda.

In altri termini, l'arte del sociale, consiste nel saper trovare la distanza giusta, un punto di mezzo fra il mio IO ed il tuo IO, un punto mediano sopportabile, che non scateni gli aculei.

Ho usato l'espressione "arte del sociale" perché è quella che meglio mi permette di sottolineare la non scientificità dell'approccio nei confronti degli altri.
L'arte, infatti, non è rintracciabile in manuali e regolamenti ma scoperta in noi stessi e per diventare artisti occorre coltivarsi. Se affidassimo invece la qualità dei nostri rapporti con gli altri alle norme di convenienza sociale anziché alla scoperta individuale, nella migliore delle ipotesi manterremmo noi stessi nella condizione in cui vivevamo ai tempi delle monarchie, epoche in cui altri regolavano per noi i nostri rapporti sociali lasciando a noi poco o nulla autonomia, violando tutte le nostre libertà, prima fra le quali quella di decidere come rapportarci agli altri per non "viver come bruti…".

Con queste premesse è possibile descrivere ora le fasi di sviluppo di un'organizzazione rifacendoci ad un lavoro di B. Lievegoed, "Organisationen im Wandel" elaborato da E.Beadle e A. Hemming, "Die Organisation fuer Stachelschweine".

 

 

 

L'idea che le organizzazioni attraversano delle fasi di sviluppo non è nuova. B. Lievegoed è stato uno dei primi a presentare questo tema.
I suoi concetti di fase pionieristica, di differenziazione e di integrazione hanno ispirato molti dirigenti in Europa e nel mondo anglofono.

Durante la fase pionieristica l'organizzazione è in costruzione. La maggior parte degli eventi avviene in un'unità di carattere istintivo, ad es. il pensare, il sentire e il volere non vengono sentite come capacità dell'anima separate, tutto e tutti vivono e lavorano con il pioniere e per il pioniere. Questo tipo di contesto trasmette perlopiù una profonda soddisfazione, giacché proviene dalla percezione diretta. Ma rimane ancora un grado di inconsapevolezza e dipendenza di fronte al pioniere, il quale può progressivamente diventare insopportabile.

Passando alla fase di differenziazione si comincia a distinguere e suddividere. Emergono tutti i possibili dualismi, ad es. tra organizzazione del processo e organizzazione della struttura; tra pensare e volere (senza il sentire, perché si tratta esclusivamente di cose oggettive).
Non dimentichiamo che la differenziazione è sempre un artificio per creare coscienza, uno strumento per far lievitare quella consapevolezza che scaturisce dal confronto fra le entità "differenti". Le cose diventano però problematiche quando la differenziazione si spinge così in là che gli uomini, i gruppi, i reparti, gli ambiti ecc. si irrigidiscono al loro interno e cominciano e prendere le distanze l'uno dall'altro e a isolarsi.
Tanto più è importante che attraverso la differenziazione si raggiunga anche l'individualizzazione, tanto più chiaramente viene però anche a galla una sempre maggiore incapacità di mantenere relazioni proficue nei momenti di collaborazione con gli altri. L'"io" diventa più forte, il "noi" si perde. Molte organizzazioni soffocano nell'egoismo dei reparti. I reparti appaiono come "paesi" che tirano attorno a sé confini, costruiscono "barriere doganali" e fanno il "controllo passaporti". E in questa maniera si ha un incremento selvaggio dei "porcospini".

Nella "fase federale" i responsabili dei singoli "paesi" imparano a intrattenere delle relazioni federative con gli altri ambiti. Tutti gli interessati si rapportano in maniera più conscia con la loro relativa sfera di interesse. Si rende così possibile rinunciare in parte al proprio egoismo, ma non si esige che ognuno si annulli sottomettendosi a una meta più alta.

Ovunque si tratta di trovare punti di mezzo. In questo si esprime il principio della triade: un punto di mezzo è l'equilibrio tra poli. Attraverso i punti di mezzo le dualità divengono polarità. Un punto di mezzo è costituito ad esempio dall'instaurare buoni compromessi nelle trattative tra fiducia e potere. In caso contrario possiamo spesso osservare come sia limitativo il fatto che la fiducia cieca porti a delusioni e il puro esercizio del potere alla paralisi delle capacità creative.

Spesso siamo abituati a vedere le trattative solo come un elemento che riguarda solo le relazioni esterne di una organizzazione con i suoi clienti. Ma nella fase federativa si tratta anche di sviluppare le qualità di negoziazione come stile da usare continuamente all'interno dell'organizzazione. Il fatto che dei dirigenti trattino con i loro collaboratori e non cerchino solo di imporre qualcosa o desiderino unicamente convincere la gente, è qualcosa di nuovo.

Nella fase federale è importante che sorgano rapporti che siano accettabili per la maggioranza degli interessati e che permettano di costruire una sempre maggiore fiducia. In questo momento ci vuole ancora una volta l'uomo con tutto il suo pensare - sentire - volere. E' il momento in cui i "porcospini" non devono più adoperare i loro aculei.

La vita, di cui si ha bisogno già nel momento iniziale della fase federale, bisogna andarsela a prendere "nel futuro", dalla visione e dagli atteggiamenti della fase di integrazione. In quest'ultima fase gli uomini apprendono a porsi altruisticamente al servizio di un contesto più grande, cosicché possano conseguentemente agire "a ragion veduta". Ci vuole tempo per lo sviluppo di queste cose. Senza passare attraverso la fase federale, la fase di integrazione rimane qualcosa che scalda ed entusiasma gli uomini, ma che essi non possono tuttavia raggiungere in maniera diretta. Così sussiste il pericolo di una illusione, di una utopica armonia che non può che portare a delusioni.

E' utile introdurre già nella fase federale uno sguardo alla fase di integrazione, alla vita che essa porta con sé. La vita è allora il quarto principio e fa parte sostanzialmente della quarta fase.

La vita inizia nell'uomo, quando questi comincia a riflettere su sé stesso, cosa che ad esempio può essere stimolata dal considerare la propria biografia. Ma le cose vanno più avanti se nasce un reale interesse per gli altri uomini e ci si sforza attivamente per arrivare alla fiducia.

A ciò si riallaccia la possibilità dell'orientamento al cliente, giacché questo non è null'altro che l'interessarsi alle vere esigenze del cliente al di fuori e all'interno dell'organizzazione.

Questo ha di nuovo come conseguenza che gli uomini collaborano capendo pienamente il senso di quello che stanno facendo e non si rapportano più l'uno all'altro come "porcospini".
La fase federale è oggi, come possibilità di organizzazione, "nell'aria", ed è con questa visione delle cose che stanno accadendo e che depongono a favore di un profondo cambiamento del modo di fare impresa e di organizzare la vita aziendale, che mi accingo a descrivere nei prossimi articoli le caratteristiche di ciascuna delle quattro fasi dello sviluppo di un'organizzazione tenendo presente che un'organizzazione ha in ognuna delle sue fasi la forma di un tutto.

Il suo senso, i suo rapporti sociali, tecnici ed economici e la sua struttura si adattano l'un con l'altro, sono congruenti (per riprendere un concetto di geometria). E' in questo che sta il mistero dello sviluppo di qualsiasi organismo. Quando questo combaciare inizia a sfaldarsi, è molto probabile che si annunci una nuova fase di sviluppo.

Con questo non si vuol affermare che una fase precedente sia "migliore" di quella successiva, così come un cinquantenne non è "migliore" di un cinquenne.

Le fasi sono descritte in una sequenza temporale e anche il loro mutare di forma va inteso così. Ma l'esperienza insegna che un'organizzazione in alcuni suoi ambiti si può trovare in fasi diverse rispetto ad altri ambiti. Porzioni dell'organizzazione attraversano dunque contemporaneamente fasi diverse nello stesso momento. Ogni fase non va inoltre distinta dall'altra in maniera troppo netta. Ci sono sempre transizioni.
Di particolare importanza è il fatto che le immagini che compaiono nella fase di integrazione costituiscono come una specie di "stella" che illumina la fasi che la precedono.

Questo lavoro si propone di aiutare imprenditori ed uomini d'azienda a capire in che situazione in senso temporale si trovi la loro organizzazione, reparto, gruppo e a capire altri aspetti, in particolare riguardo alla fase federale per aiutarli a valutare quando sia il momento giusto per passare da una fase a quella successiva.

Se si riesce a far questo, si resta padroni della situazione e non si annega travolti dagli eventi.

Franco Tagliente