I tre ambiti dei rapporti sociali riconducibili
al mio "IO", al tuo "TU", al nostro "NOI"

di Franco Tagliente

Continuo qui la presentazione di quel lavoro di E. Beadle e A.Hemming tratto da "Die Organisation fuer Stachelschweine" da loro sviluppato sulla base di studi condotti da B. Lievegoed in tema di economia sociale.

 

Specificatamente viene qui descritto un insieme di strumenti col cui aiuto si possono analizzare e risistemare i rapporti sociali all'interno di un'azienda.
Nel farlo partiamo dalle persone, innanzitutto per come sono e non per come dovrebbero essere. Nel dovere c'è spesso la miccia che scatena vaste tensioni e conflitti. E chi è che lo determina poi questo dovere? Quelli che hanno in mano la possibilità di dire?

I tre ambiti dei rapporti sociali sono:

  • Vita spirituale "Io"
  • Rapporti giuridici "Tu"
  • Vita economica "Noi"

Nella vita spirituale ognuno oggi afferma il suo "Io". La "mia" convinzione ecc.. Ma ogni formazione comunitaria si blocca se non adotta il "Tu". Solo allora si trova la via per il "Noi". Ciò è connesso con lo sviluppo storico dell'Europa, i valori della quale si sono estesi a tutto l'Occidente.
Il "Tu" si esprime nei rapporti giuridici, che risultano dal riconoscimento della diversità dell'altro e dal concreto rapporto umano con lui o lei.
In terzo luogo ogni uomo ogni giorno fa esperienza di come "noi" siamo nella vita economica dipendenti l'uno dall'altro, anche se talvolta non vogliamo accorgercene.

"Io", "Tu" e "Noi"

hanno il loro corrispondente spazio assieme ad alcune condizioni di vita che vanno rispettate, distinte e viste in relazione l'una all'altra.
Con la fase federale siamo giunti al punto in cui impariamo a "contare fino a tre", altrimenti non riusciremmo assolutamente a strutturare i rapporti sociali tra "porcospini". In questo senso la visione tripartita del sociale riveste questo contesto un ruolo chiave.

Tre ambiti di rapporti sociali

Vita spirituale individuale
Etimologicamente la parola tedesca "Geist" (spirito, intelletto, N.d.T.), è imparentata col greco "chaos". Nel significato originario di "chaos" è implicito il principio creatore. Ogni uomo è potenzialmente un creatore, cosa che si esprime nella sua vita spirituale.
Favoriti da particolari condizioni di vita e di lavoro, particolarmente nella fase di differenziazione di una organizzazione, gli uomini tendono a uscire da una vita spirituale di tipo collettivo e a rivendicarne una di individuale e a presentarsi perciò come centrati sul sé.
Nella vita spirituale collettiva ci si deve sottomettere ad autorità spirituali. In quella individuale si vorrebbe dare espressione ai propri impulsi. E' in ciò che risiede il bisogno di libertà. Ma la libertà diviene arbitrio se non viene concepita in modo responsabile. La responsabilità la si impara per gradi, facendo i conti con le conseguenze della proprie azioni e assumendosene l'onere.
I processi spirituali di creazione attraversano l'uomo nella sua totalità, ogni cellula del suo corpo. Il cosiddetto lavoro spirituale non è più spirituale del lavoro manuale. Entrambi nascono dalla vita spirituale individuale dell'uomo a cui si riferiscono.
Mediante la vita spirituale l'individuo si esprime nella sua essenza prima e a lui propria, vale a dire:

  • nelle mie capacità
  • nelle mie iniziative
  • nella mia lingua
  • nel mio comportamento
  • nelle mie convinzioni
  • nei miei pensieri
  • nei miei valori
  • nel mio stile di vita
  • nella mia maniera di vestirmi
  • nella mia salute

Nella diversità della vita spirituale dei singoli esseri umani sta quella materia dalla quale nascono i conflitti. Ci si mette sulla difensiva, se qualcun altro vuole capovolgere la nostra opinione. Per contro noi abbiamo facilmente la tendenza a costringere altri ad accettare la nostra vita spirituale. Ognuno è insomma un piccolo re o regina con un suo regno che vorrebbe ingrandire a spese di altri.
La creazione di concreti rapporti giuridici è perciò una necessità al fine di dar vita a uno spazio sociale intermedio in cui si possa respirare. Punizioni, rimproveri e appelli non portano di solito a molto.

 

 

 

 

Rapporti giuridici
I rapporti giuridici contengono l'ordinamento giuridico e la vita giuridica. L'ordinamento giuridico comprende ad esempio leggi e prescrizioni e si basa sul potere. Nella vita giuridica è in gioco il senso di giustizia da parte degli uomini che ne hanno parte ed essa ha il suo punto di sbocco nella fiducia.
In un compromesso che nasce da una negoziazione sincera si compenetrano ordinamento giuridico e vita giuridica e questi costituiscono un punto mediano. Un contratto ad esempio non si realizza senza un certo grado di fiducia, ma può anche essere fatto valere se non viene rispettato.
Durante la fase di differenziazione sono state gettate le fondamenta dell'ordinamento giuridico che ha portato alla "chiarezza e univocità". Ora, nella fase federale, la vita giuridica si aggiunge a ciò come nuovo elemento, se gli uomini che ne hanno parte esprimono quello che sentono. Con ciò si va oltre ai soliti convenzionali comportamenti di chi assume un ruolo. Non si guarda più all'altro come qualcuno che riveste un ruolo, come il capo, il collega, il collaboratore e così via. L'"Io" dell'altro incontra allora il "Tu".
Nascono franchezza e fiducia, che non si possono però esigere, ma che nascono invece dall'esperienza pratica del rapportarsi l'uno all'altro.
Un presupposto per la vita spirituale è un ordinamento giuridico sano. L'ordinamento giuridico all'interno dell'organizzazione è come un campo di calcio contrassegnato da linee, porta e così via. Il gioco sarebbe una confusione totale se il campo di gioco dovesse essere continuamente modificato (sappiamo che gli ordinamenti sociali a cui le organizzazioni sono esposte perdono la loro affidabilità. Perciò, tanto maggiore è l'autonoma stabilità che un'organizzazione acquista, tanto più essa assomiglia a una barca che vince le tempeste).
Molti uomini perseguono come ideale la fondazione dei rapporti giuridici direttamente sulla vita giuridica basata sulla fiducia. Questo è possibile solo se tutti gli interessati possiedono un sufficiente grado di fiducia e non si rapportano gli uni agli altri semplicemente ebbri di simpatia. Altrimenti ciò si trasforma in un'illusione dagli effetti deleteri, che cela in sé un grosso potenziale di conflitto.
Fatta eccezione per alcuni predecessori, è a partire dalla fine del 19° secolo che emerge un bisogno di uguaglianza. Dapprima questo bisogno si rivolse all'ordinamento giuridico. Nelle moderne democrazie l'"uguaglianza di fronte alla legge" e il poter avere tutti la stessa voce in capitolo per legittimare il potere sono un'espressione di questo bisogno. L'uguaglianza è però anche uno dei fondamenti del senso di giustizia nel momento in cui uomo e uomo entrano in immediato contatto nella vita giuridica. Essa appare talvolta come una caricatura, quando tutti vogliono "dire la loro", senza allo stesso tempo accettare di prendersi degli impegni.
Non si intende qui una specie di appiattimento, perché anche nella fase federale (come anche nella vita) ci sarà sempre una gerarchia con dei poteri decisionali strutturati su un ordinamento a più livelli.
L'uguaglianza diventa un'esperienza fondamentale quando gli uomini stanno gli uni di fronte agli altri con il loro pensare, sentire e volere, cosa che in un'organizzazione è possibile per coloro che si gestiscono, eseguono e valutano autonomamente il lavoro (controllandolo anche). Allora le differenze gerarchiche passano in secondo piano, perché ognuno percepisce l'altro come competente da un punto di vista professionale e umano e lo sente perciò come suo pari.
Spesso i rapporti giuridici soffrono perché chi ne ha parte conosce e amministra solo la fiducia o il potere. Non si riflette sul fatto che lì in mezzo ci può essere un punto mediano, nei diversi livelli che stanno tra la fiducia e il potere. Questo si fa palese nella "scala dei valori giuridici" che descriviamo più avanti. Non è rilevante valutare quale di questi livelli sia migliore o peggiore, quel che conta è unicamente fino a che punto il rapporto giuridico tenga e sia vincolante.
I rapporti giuridici hanno valore per un periodo determinato, visto che gli uomini e le situazioni cambiano. Tale principio risulta dalla vita giuridica e deve abbracciare gradualmente anche l'ordinamento giuridico, affinché "diritto e legge non vadano avanti come una malattia ereditaria". Per ottenere questo bisogna anche che l'ordinamento abbia sufficienti margini di discrezionalità, che vengano sfruttati responsabilmente dai rappresentanti dell'ordinamento stesso.
Noi siamo abituati a risolvere le tensioni sociali innanzitutto da un punto di vista psicologico e sociologico. Con ciò andiamo a toccare immediatamente la vita spirituale individuale dell'uomo. E se a ciò si riallaccia subito il desiderio da parte degli interessati di cambiare il loro comportamento si arriva a nuove difficoltà. Chi è che di sua volontà si sottomette a delle norme, anche se queste hanno dei buoni fini e hanno magari anche dei fondamenti scientifici solidi? Se però si chiariscono in prima battuta i rapporti giuridici si può prendere le mosse dagli uomini così come sono. Solo allora nasce quell'atmosfera in cui può crearsi la necessaria fiducia. E in questo caso si è più pronti a chiedere giudizi sul proprio comportamento e forse a cambiarlo.

Vita economica
Il termine "Ökonomie", spesso usato al posto di "Wirtschaft" (N.d.T.: lasciamo qui i due termini in tedesco. I termini hanno sostanzialmente lo stesso significato, cioè "economia", anche se "Wirtschaft" ha un uso molto più frequente di "Ökonomie". A parte la differenza in frequenza d'uso, etimologicamente entrambi i termini si basano sul concetto di economia come amministrazione della casa, ma "Ökonomie" ha etimologia greca, mentre "Wirtschaft" è un termine di origine germanica, ristretto all'area tedesco-olandese), significa "amministrazione della casa". Ciò implica il principio che ognuno deve mettersi al servizio dell'altro. Qui questo è inteso nella vita economica. Che a ciò siano legate cose relative al denaro è secondario. Ma in ogni caso si bilancia, si cerca di vedere se ci sono degli equilibri che permettano alla produttività di corrispondere alle esigenze. Ciò succede spesso in maniera piacevole, quando per esempio la padrona di casa riceve un ringraziamento quando porta in tavola il cibo per la famiglia. In un'organizzazione più grande e nell'economia politica questi rapporti si esprimono sul piano delle cifre.
Nel mettersi al servizio dell'altro viene alla luce in maniera concreta il modo in cui è strutturata una comunità, perché nella vita economica non si può star da soli. Alla fine tutti dipendono da tutti. L'"Io" è impotente senza il "Noi".
Se si pone troppo l'accento sull'aspetto della produttività da una parte o su quello delle esigenze dall'altra, la vita economica risulta distorta, non in "bilancia" (N.d.T.: nel testo il termine è in italiano e tra virgolette), non equilibrata. Così certo socialismo mal inteso dà valore unicamente alla soddisfazione dei bisogni e dimentica molto spesso che a tale soddisfazione deve corrispondere anche una produttività. Il mettere troppo l'accento sul lato della produttività, per contro, conduce ad un eccesso di produzione, al quale la domanda non riesce a far fronte.
Si crea inoltre un'ulteriore fonte di disturbo quando uno dei due piatti della "bilancia" (N.d.T.: nel testo il termine è ripetuto due volte, prima usando il termine "Waage" di etimologia germanica, poi come "bilancia" in italiano e tra virgolette) non sa niente dell'altro. Spesso i dirigenti che detengono la responsabilità come portatori di produttività non hanno accesso alle cifre economiche e si rapportano perciò in maniera legata al sistema e irresponsabile alle esigenze della propria organizzazione.
La necessità di mettersi ognuno al servizio dell'altro nasce dalla divisione del lavoro. La collaborazione che ne risulta mette in moto dei processi economici. Ecco alcuni esempi di attività che mettono in moto tali processi:

  • procurare merce per …
  • acquistare strumenti da …
  • fornire pane a …
  • cambiare la ruota a …
  • pulire le finestre a …
  • preparare un conferenza per …
  • realizzare un disegno costruttivo per …
  • effettuare un'analisi di mercato per …
  • inviare un rapporto a …
  • stendere un bilancio per …

Nel "per", "a", "da" c'è il momento che mette in moto il processo economico. Se tali attività non sono volte ad uno scambio rimangono un hobby e non hanno perciò a che fare con la vita economica. I processi economici possono comprendere merci, servizi e prestazioni intellettuali.

I rapporti giuridici in relazione alla vita spirituale e alla vita economica
I rapporti giuridici stanno a metà tra la vita spirituale e quella economica e producono da qui i loro effetti in entrambi questi campi.
Nella vita spirituale essi da una parte hanno l'effetto di tirare dei confini che proteggano la sfera individuale del singolo e gli diano la possibilità di crescere liberamente all'interno di essa, dall'altra vertono sulla strutturazione dello spazio intermedio tra le sfere individuali. Gli interessati definiscono tale spazio da soli o lo fanno fare a qualcun altro, a seconda del livello della scala dei valori giuridici in cui la relazione si situa.
Nella vita economica i rapporti giuridici intervengono allo scopo di garantire onestà, trasparenza e comparabilità. L'onestà viene tenuta in conto ad esempio nel campo dei pagamenti e in quello della pubblicità comparata, la trasparenza ad esempio in quello delle etichette sui prodotti alimentari, la comparabilità nelle direttive guida per la tenuta dei conti.
(Anche la vita spirituale e quella economica sono legate strettamente. Le capacità individuali che vengono dalla vita spirituale hanno effetto sul polo della produttività e i bisogni individuali nel polo dei bisogni della vita economica).

 

 

 

La scala dei valori giuridici
Essa serve come strumento per poter valutare i rapporti giuridici e dare loro un ordine.
La domanda base è qui: "Fino a che punto tiene la capacità di assumersi degli impegni?"
Questo ce lo dice l'esperienza. Con qualcuno che non rispetta un accordo si deve diventare più formali, fissare per contratto i rispettivi scopi. Se neanche questo tiene la relazione si sposterà interamente sul piano dell'ordinamento giuridico per rimanerci per un certo periodo di tempo, finché non sia di nuovo possibile risalire la scala dei valori.
Chi ha dei figli piccoli, conosce il giochetto seguente. "Per favore, torna a casa per le 23.00". Il figlio o la figlia dicono "sì" e tornano solo all'alba. In questo caso si sarà più severi come genitori, e poi in un'occasione successiva si cercherà di nuovo di trovare un accordo coi figli quando saranno adolescenti, accordo che forse verrà rispettato.
Oppure un dirigente si aspetta dai suoi collaboratori che questi discutano tra loro il piano ferie. Se non lo fanno, lo farà lui per loro, anche se non ne ha proprio voglia. Il piano ferie imposto allora non andrà bene a nessuno e forse l'insoddisfazione che ne risulta farà sì che la volta successiva i collaboratori lo gestiscano loro.

La scala dei valori e i suoi livelli

Vita giuridica
La vita giuridica si mostra nel concreto incontro tra uomini. Essa emerge anche quando questi discutono del loro senso di giustizia. E' meno formale e si basa sulla reciproca fiducia. Dei disturbi che dovessero palesarsi vengono esaminati dagli interessati al fine di mantenere la fiducia e imparare l'uno dall'altro.

Ordinamento giuridico
Esso rappresenta l'aspetto esteriore del diritto ed è formale. Un buon ordinamento giuridico è trasparente, chiaro e univoco, lascia sufficienti margini di discrezionalità e viene periodicamente adattato alla realtà della vita. Quelli che sono incaricati di rappresentarlo si vincolano ad esso per compenetrarsi umanamente con esso. Essi hanno anche il potere di imporre l'ordinamento giuridico. L'oltrepassare i limiti comporta delle conseguenze.

Fiducia
La fiducia si può solo non esigere. Solo le persone che hanno abbastanza fiducia in sé sono in grado di dare fiducia. I rapporti di fiducia hanno bisogno di essere curati costantemente sulla base della valutazione dell'altro. La mera simpatia non basta per un rapporto solido. Spesso essa è fonte di illusioni all'inizio di un incontro e successivamente nascono facilmente delusioni con i relativi conflitti. La fiducia è allora divenuta "cieca". Una fiducia "che vede" va oltre la simpatia e include anche esperienze della propria antipatia, antipatia che nasce sempre quando gli uomini si conoscono da tanto tempo. E' comune oggi parlare di "empatia". Un tempo avremmo parlato forse di "amore".
Per molte persone non esistono che fiducia o diffidenza. Esse non pensano che esistono sfumature, gradi di fiducia, che potremmo chiamare fiducia "dosata".
La fiducia deve attraversare tutti i livelli della scala dei valori giuridici con lo scopo di rendere i rapporti giuridici accettabili da un punto di vista umano.
La fiducia nasce anche quando sulla scala dei valori giuridici si comincia con l'ordinamento giuridico per arrivare per gradi, attraverso la negoziazione, nell'ambito della vita giuridica. La fiducia diviene allora cosa esperita e può essere conquistata per gradi.

Potere
Questo viene in essere o perché viene rubato o perché viene conferito. Solo l'ultima forma è socialmente accettabile al giorno d'oggi. Il potere deve essere protetto dall'abuso. Nell'ordinamento giuridico statale, macrosociale questo avviene attraverso la divisione dei poteri in potere legislativo, esecutivo e giuridico. Ma alla fine qui, nell'ambito del potere, è, come altrimenti in pochi altri ambiti, riveste importanza la moralità degli uomini che esercitano il potere. Se questo esercizio del potere avviene per creare dipendenze esso è "cattivo". Se viene invece adoperato per creare le condizioni affinché gli uomini si sviluppino, allora è "buono".
Il potere può essere conferito da istituzioni esterne come potere d'ufficio oppure estrinsecarsi attraverso il carisma personale. Il potere d'ufficio non in mano a uomini dotati di capacità e consci della propria responsabilità crea una terra di nessuno a livello sociale. Questo lo vediamo quando per esempio non troviamo nessuno che si accolli la responsabilità di un determinata cosa. Il dire "Non è di mia competenza" porta poi all'impotenza sociale di coloro che cercano un interlocutore responsabile.

Leggi
Esse hanno carattere di comando o divieto. In un'organizzazione trovano applicazione sia leggi che vengono dall'esterno attraverso la legislazione statale, sia leggi che vengono promulgate internamente, come la definizione degli ambiti di competenza. La competenza legislativa spetta per tradizione alla direzione aziendale.
Ci sono anche leggi informali che servono a regolare i rapporti convenzionali, ad es. tra uomo e donna, che vanno rispettate anche all'interno di un'azienda.

Direttive, prescrizioni, regole, norme, istruzioni, disposizioni
Tipica in un'organizzazione è la presenza di direttive per il rispetto dei tempi di lavoro, prescrizioni circa l'abbigliamento, ad. es. per gli impiegati di banca, istruzioni su come svolgere il lavoro, regole e prescrizioni circa le assunzioni e i licenziamenti, promozioni e trasferimenti, norme per la stesura di moduli e prescrizioni sulla tenuta dei conti.

Regole del gioco
Riguardano principalmente il campo del comportamento, il "come" nelle relazioni con gli altri, come i clienti, nelle relazioni tra dirigenti e collaboratori e tra colleghi. Ecco alcuni esempi: "Non fare critiche in presenza di altri", "Informare subito se qualcosa va storto", "Non entrare nel campo di altri, salvo casi eccezionali", "Stare di fronte agli altri mentre si rivolge loro la parola", "Cominciare con puntualità", "Se una porta è chiusa, per cortesia non entrare".

Negoziazione, compromesso, patto, contratto
Mediante una negoziazione si arriva a un patto o a un contratto. Il risultato è un compromesso. Se traduciamo quest'ultimo termine, esso significa "mutua promessa". In un buon compromesso entrambi coloro che lo fanno vanno a casa con la sensazione di averci guadagnato qualcosa. Le persone che non si sentono equiparate agli altri, possono negoziare, premesso che conoscano i propri interessi e sappiano anche dove possono rinunciare a qualcosa. Le buone negoziazioni rafforzano i rapporti e costruiscono fiducia. Si può ad es. trattare sulle istituzioni, i tempi, le scadenze, il denaro, le qualità, le priorità e gli obiettivi.
La negoziazione costituisce il punto mediano della scala dei valori giuridici, perché qui si compenetrano il movimento della vita giuridica e l'ordinamento giuridico in via di formazione. Per concludere un contratto ci vuole fiducia. Il contratto può anche essere fatto rispettare attraverso l'ordinamento giuridico nel caso in cui non venga rispettato.

Accordo
Quando si lavora insieme ci aiuta spesso a vicenda, senza valutare nel dettaglio se a fronte di quello che si fa per l'altro si ricevano poi a compensazione anche delle esatte controprestazioni. Ciò succede spesso spontaneamente senza che si spendano molte parole e ha spesso il carattere di un "Se-Allora". "Se scrivi tu stavolta il verbale, la prossima volta lo scrivo io". "Stavolta possiamo trovarci a Graz, ma la prossima volta ci troviamo a Vienna." "Le presto volentieri la saldatrice" (presumendo che in un'altra occasione il mio vicino mi aiuti se ho bisogno io di qualcosa).

Entrare in sintonia
Quelle persone che data una lunga reciproca collaborazione si sono abituate le une alle altre, hanno fiducia reciproca, si conoscono e si trovano spesso d'accordo senza parlarsi. Questo fenomeno si riscontra nei gruppi di lavoro o in gruppi di discussione che abbiano raggiunto una certa maturità, dove è molto facile all'inizio di una riunione fare un piano comune, fissare delle priorità, senza che nessun membro del gruppo debba avere il timore di essere manipolato dagli altri.

Riconoscere
Ci sono uomini che nel momento dell'incontro con altri possiedono la capacità di riconoscere l'essenza di questi ultimi e regolarsi di conseguenza. Così qualcuno "vede attraverso" il fenomeno del momento, ad es. un abbigliamento poco curato. Questo si può impararlo se non sia guarda solo ai contenuti delle parole, bensì anche alle emozioni e agli impulsi di volontà che traspaiono.

Riassunto dei tre ambiti di rapporti sociali

Vita spirituale L'IO sta in primo piano
L'individualità autonoma
Libertà * imparare * Responsabilità
Rapporti sociali L'IO e il TU stanno in primo piano
Trovare quello che è giusto tra gli uomini
Uguaglianza * negoziare * Impegni
Vita economica Il NOI sta in primo piano
Mettersi ognuno al servizio dell'altro
Produttività * bilanciare * Bisogni

 

 

 

 

 

 

Franco Tagliente