Nella
vita spirituale ognuno oggi afferma il suo "Io". La
"mia" convinzione ecc.. Ma ogni formazione comunitaria si
blocca se non adotta il "Tu". Solo allora si trova la via
per il "Noi". Ciò è connesso con lo sviluppo storico
dell'Europa, i valori della quale si sono estesi a tutto
l'Occidente.
Il "Tu" si esprime nei rapporti giuridici, che risultano
dal riconoscimento della diversità dell'altro e dal concreto
rapporto umano con lui o lei.
In terzo luogo ogni uomo ogni giorno fa esperienza di come
"noi" siamo nella vita economica dipendenti l'uno
dall'altro, anche se talvolta non vogliamo accorgercene.
"Io",
"Tu" e "Noi"
hanno
il loro corrispondente spazio assieme ad alcune condizioni di vita
che vanno rispettate, distinte e viste in relazione l'una all'altra.
Con la fase federale siamo giunti al punto in cui impariamo a
"contare fino a tre", altrimenti non riusciremmo
assolutamente a strutturare i rapporti sociali tra
"porcospini". In questo senso la visione tripartita del
sociale riveste questo contesto un ruolo chiave.
Tre ambiti di rapporti sociali
Vita
spirituale individuale
Etimologicamente la parola tedesca "Geist" (spirito,
intelletto, N.d.T.), è imparentata col greco "chaos". Nel
significato originario di "chaos" è implicito il
principio creatore. Ogni uomo è potenzialmente un creatore, cosa
che si esprime nella sua vita spirituale.
Favoriti da particolari condizioni di vita e di lavoro,
particolarmente nella fase di differenziazione di una
organizzazione, gli uomini tendono a uscire da una vita spirituale
di tipo collettivo e a rivendicarne una di individuale e a
presentarsi perciò come centrati sul sé.
Nella vita spirituale collettiva ci si deve sottomettere ad autorità
spirituali. In quella individuale si vorrebbe dare espressione ai
propri impulsi. E' in ciò che risiede il bisogno di libertà.
Ma la libertà diviene arbitrio se non viene concepita in modo responsabile.
La responsabilità la si impara per gradi, facendo i conti
con le conseguenze della proprie azioni e assumendosene l'onere.
I processi spirituali di creazione attraversano l'uomo nella sua
totalità, ogni cellula del suo corpo. Il cosiddetto lavoro
spirituale non è più spirituale del lavoro manuale. Entrambi
nascono dalla vita spirituale individuale dell'uomo a cui si
riferiscono.
Mediante la vita spirituale l'individuo si esprime nella sua essenza
prima e a lui propria, vale a dire:
Nella
diversità della vita spirituale dei singoli esseri umani sta quella
materia dalla quale nascono i conflitti. Ci si mette sulla
difensiva, se qualcun altro vuole capovolgere la nostra opinione.
Per contro noi abbiamo facilmente la tendenza a costringere altri ad
accettare la nostra vita spirituale. Ognuno è insomma un piccolo re
o regina con un suo regno che vorrebbe ingrandire a spese di altri.
La creazione di concreti rapporti giuridici è perciò una necessità
al fine di dar vita a uno spazio sociale intermedio in cui si possa
respirare. Punizioni, rimproveri e appelli non portano di solito a
molto.
Rapporti
giuridici
I
rapporti giuridici contengono l'ordinamento giuridico e la vita
giuridica. L'ordinamento giuridico comprende ad esempio leggi e
prescrizioni e si basa sul potere. Nella vita giuridica è in gioco
il senso di giustizia da parte degli uomini che ne hanno parte ed
essa ha il suo punto di sbocco nella fiducia.
In un compromesso che nasce da una negoziazione sincera si
compenetrano ordinamento giuridico e vita giuridica e questi
costituiscono un punto mediano. Un contratto ad esempio non si
realizza senza un certo grado di fiducia, ma può anche essere fatto
valere se non viene rispettato.
Durante la fase di differenziazione sono state gettate le fondamenta
dell'ordinamento giuridico che ha portato alla "chiarezza e
univocità". Ora, nella fase federale, la vita giuridica si
aggiunge a ciò come nuovo elemento, se gli uomini che ne hanno
parte esprimono quello che sentono. Con ciò si va oltre ai soliti
convenzionali comportamenti di chi assume un ruolo. Non si guarda più
all'altro come qualcuno che riveste un ruolo, come il capo, il
collega, il collaboratore e così via. L'"Io" dell'altro
incontra allora il "Tu".
Nascono franchezza e fiducia, che non si possono però esigere, ma
che nascono invece dall'esperienza pratica del rapportarsi l'uno
all'altro.
Un presupposto per la vita spirituale è un ordinamento giuridico
sano. L'ordinamento giuridico all'interno dell'organizzazione è
come un campo di calcio contrassegnato da linee, porta e così via.
Il gioco sarebbe una confusione totale se il campo di gioco dovesse
essere continuamente modificato (sappiamo che gli ordinamenti
sociali a cui le organizzazioni sono esposte perdono la loro
affidabilità. Perciò, tanto maggiore è l'autonoma stabilità che
un'organizzazione acquista, tanto più essa assomiglia a una barca
che vince le tempeste).
Molti uomini perseguono come ideale la fondazione dei rapporti
giuridici direttamente sulla vita giuridica basata sulla fiducia.
Questo è possibile solo se tutti gli interessati possiedono un
sufficiente grado di fiducia e non si rapportano gli uni agli altri
semplicemente ebbri di simpatia. Altrimenti ciò si trasforma in
un'illusione dagli effetti deleteri, che cela in sé un grosso
potenziale di conflitto.
Fatta eccezione per alcuni predecessori, è a partire dalla fine del
19° secolo che emerge un bisogno di uguaglianza. Dapprima
questo bisogno si rivolse all'ordinamento giuridico. Nelle moderne
democrazie l'"uguaglianza di fronte alla legge" e il poter
avere tutti la stessa voce in capitolo per legittimare il potere
sono un'espressione di questo bisogno. L'uguaglianza è però anche
uno dei fondamenti del senso di giustizia nel momento in cui uomo e
uomo entrano in immediato contatto nella vita giuridica. Essa appare
talvolta come una caricatura, quando tutti vogliono "dire la
loro", senza allo stesso tempo accettare di prendersi degli impegni.
Non si intende qui una specie di appiattimento, perché anche nella
fase federale (come anche nella vita) ci sarà sempre una gerarchia
con dei poteri decisionali strutturati su un ordinamento a più
livelli.
L'uguaglianza diventa un'esperienza fondamentale quando gli uomini
stanno gli uni di fronte agli altri con il loro pensare, sentire e
volere, cosa che in un'organizzazione è possibile per coloro che si
gestiscono, eseguono e valutano autonomamente il lavoro
(controllandolo anche). Allora le differenze gerarchiche passano in
secondo piano, perché ognuno percepisce l'altro come competente da
un punto di vista professionale e umano e lo sente perciò come suo
pari.
Spesso i rapporti giuridici soffrono perché chi ne ha parte conosce
e amministra solo la fiducia o il potere. Non si riflette sul fatto
che lì in mezzo ci può essere un punto mediano, nei diversi
livelli che stanno tra la fiducia e il potere. Questo si fa palese
nella "scala dei valori giuridici" che descriviamo più
avanti. Non è rilevante valutare quale di questi livelli sia
migliore o peggiore, quel che conta è unicamente fino a che punto
il rapporto giuridico tenga e sia vincolante.
I rapporti giuridici hanno valore per un periodo determinato, visto
che gli uomini e le situazioni cambiano. Tale principio risulta
dalla vita giuridica e deve abbracciare gradualmente anche
l'ordinamento giuridico, affinché "diritto e legge non vadano
avanti come una malattia ereditaria". Per ottenere questo
bisogna anche che l'ordinamento abbia sufficienti margini di
discrezionalità, che vengano sfruttati responsabilmente dai
rappresentanti dell'ordinamento stesso.
Noi siamo abituati a risolvere le tensioni sociali innanzitutto da
un punto di vista psicologico e sociologico. Con ciò andiamo a
toccare immediatamente la vita spirituale individuale dell'uomo. E
se a ciò si riallaccia subito il desiderio da parte degli
interessati di cambiare il loro comportamento si arriva a nuove
difficoltà. Chi è che di sua volontà si sottomette a delle norme,
anche se queste hanno dei buoni fini e hanno magari anche dei
fondamenti scientifici solidi? Se però si chiariscono in prima
battuta i rapporti giuridici si può prendere le mosse dagli uomini
così come sono. Solo allora nasce quell'atmosfera in cui può
crearsi la necessaria fiducia. E in questo caso si è più pronti a
chiedere giudizi sul proprio comportamento e forse a cambiarlo.
Vita
economica
Il termine "Ökonomie", spesso usato al posto di
"Wirtschaft" (N.d.T.: lasciamo qui i due termini in
tedesco. I termini hanno sostanzialmente lo stesso significato, cioè
"economia", anche se "Wirtschaft" ha un uso
molto più frequente di "Ökonomie". A parte la differenza
in frequenza d'uso, etimologicamente entrambi i termini si basano
sul concetto di economia come amministrazione della casa, ma "Ökonomie"
ha etimologia greca, mentre "Wirtschaft" è un termine di
origine germanica, ristretto all'area tedesco-olandese), significa
"amministrazione della casa". Ciò implica il principio
che ognuno deve mettersi al servizio dell'altro. Qui questo è
inteso nella vita economica. Che a ciò siano legate cose relative
al denaro è secondario. Ma in ogni caso si bilancia, si cerca di
vedere se ci sono degli equilibri che permettano alla produttività
di corrispondere alle esigenze. Ciò succede spesso in maniera
piacevole, quando per esempio la padrona di casa riceve un
ringraziamento quando porta in tavola il cibo per la famiglia. In
un'organizzazione più grande e nell'economia politica questi
rapporti si esprimono sul piano delle cifre.
Nel mettersi al servizio dell'altro viene alla luce in maniera
concreta il modo in cui è strutturata una comunità, perché nella
vita economica non si può star da soli. Alla fine tutti dipendono
da tutti. L'"Io" è impotente senza il "Noi".
Se si pone troppo l'accento sull'aspetto della produttività da una
parte o su quello delle esigenze dall'altra, la vita economica
risulta distorta, non in "bilancia" (N.d.T.: nel testo il
termine è in italiano e tra virgolette), non equilibrata. Così
certo socialismo mal inteso dà valore unicamente alla soddisfazione
dei bisogni e dimentica molto spesso che a tale soddisfazione deve
corrispondere anche una produttività. Il mettere troppo l'accento
sul lato della produttività, per contro, conduce ad un eccesso di
produzione, al quale la domanda non riesce a far fronte.
Si crea inoltre un'ulteriore fonte di disturbo quando uno dei due
piatti della "bilancia" (N.d.T.: nel testo il termine è
ripetuto due volte, prima usando il termine "Waage" di
etimologia germanica, poi come "bilancia" in italiano e
tra virgolette) non sa niente dell'altro. Spesso i dirigenti che
detengono la responsabilità come portatori di produttività non
hanno accesso alle cifre economiche e si rapportano perciò in
maniera legata al sistema e irresponsabile alle esigenze della
propria organizzazione.
La necessità di mettersi ognuno al servizio dell'altro nasce dalla
divisione del lavoro. La collaborazione che ne risulta mette in moto
dei processi economici. Ecco alcuni esempi di attività che mettono
in moto tali processi:
Nel
"per", "a", "da" c'è il momento che
mette in moto il processo economico. Se tali attività non sono
volte ad uno scambio rimangono un hobby e non hanno perciò a che
fare con la vita economica. I processi economici possono comprendere
merci, servizi e prestazioni intellettuali.
I
rapporti giuridici in relazione alla vita spirituale e alla vita
economica
I rapporti giuridici stanno a metà tra la vita spirituale e
quella economica e producono da qui i loro effetti in entrambi
questi campi.
Nella vita spirituale essi da una parte hanno l'effetto di tirare
dei confini che proteggano la sfera individuale del singolo e gli
diano la possibilità di crescere liberamente all'interno di essa,
dall'altra vertono sulla strutturazione dello spazio intermedio tra
le sfere individuali. Gli interessati definiscono tale spazio da
soli o lo fanno fare a qualcun altro, a seconda del livello della
scala dei valori giuridici in cui la relazione si situa.
Nella vita economica i rapporti giuridici intervengono allo scopo di
garantire onestà, trasparenza e comparabilità. L'onestà viene
tenuta in conto ad esempio nel campo dei pagamenti e in quello della
pubblicità comparata, la trasparenza ad esempio in quello delle
etichette sui prodotti alimentari, la comparabilità nelle direttive
guida per la tenuta dei conti.
(Anche la vita spirituale e quella economica sono legate
strettamente. Le capacità individuali che vengono dalla vita
spirituale hanno effetto sul polo della produttività e i bisogni
individuali nel polo dei bisogni della vita economica).
La
scala dei valori giuridici
Essa
serve come strumento per poter valutare i rapporti giuridici e dare
loro un ordine.
La domanda base è qui: "Fino a che punto tiene la capacità
di assumersi degli impegni?"
Questo ce lo dice l'esperienza. Con qualcuno che non rispetta un
accordo si deve diventare più formali, fissare per contratto i
rispettivi scopi. Se neanche questo tiene la relazione si sposterà
interamente sul piano dell'ordinamento giuridico per rimanerci per
un certo periodo di tempo, finché non sia di nuovo possibile
risalire la scala dei valori.
Chi ha dei figli piccoli, conosce il giochetto seguente. "Per
favore, torna a casa per le 23.00". Il figlio o la figlia
dicono "sì" e tornano solo all'alba. In questo caso si
sarà più severi come genitori, e poi in un'occasione successiva si
cercherà di nuovo di trovare un accordo coi figli quando saranno
adolescenti, accordo che forse verrà rispettato.
Oppure un dirigente si aspetta dai suoi collaboratori che questi
discutano tra loro il piano ferie. Se non lo fanno, lo farà lui per
loro, anche se non ne ha proprio voglia. Il piano ferie imposto
allora non andrà bene a nessuno e forse l'insoddisfazione che ne
risulta farà sì che la volta successiva i collaboratori lo
gestiscano loro.
La
scala dei valori e i suoi livelli
Vita
giuridica
La vita giuridica si mostra nel concreto incontro tra uomini.
Essa emerge anche quando questi discutono del loro senso di
giustizia. E' meno formale e si basa sulla reciproca fiducia.
Dei disturbi che dovessero palesarsi vengono esaminati dagli
interessati al fine di mantenere la fiducia e imparare l'uno
dall'altro.
Ordinamento
giuridico
Esso rappresenta l'aspetto esteriore del diritto ed è formale.
Un buon ordinamento giuridico è trasparente, chiaro e univoco,
lascia sufficienti margini di discrezionalità e viene
periodicamente adattato alla realtà della vita. Quelli che sono
incaricati di rappresentarlo si vincolano ad esso per compenetrarsi
umanamente con esso. Essi hanno anche il potere di imporre
l'ordinamento giuridico. L'oltrepassare i limiti comporta delle
conseguenze.
Fiducia
La fiducia si può solo non esigere. Solo le persone che hanno
abbastanza fiducia in sé sono in grado di dare fiducia. I rapporti
di fiducia hanno bisogno di essere curati costantemente sulla base
della valutazione dell'altro. La mera simpatia non basta per un
rapporto solido. Spesso essa è fonte di illusioni all'inizio di un
incontro e successivamente nascono facilmente delusioni con i
relativi conflitti. La fiducia è allora divenuta "cieca".
Una fiducia "che vede" va oltre la simpatia e include
anche esperienze della propria antipatia, antipatia che nasce sempre
quando gli uomini si conoscono da tanto tempo. E' comune oggi
parlare di "empatia". Un tempo avremmo parlato forse di
"amore".
Per molte persone non esistono che fiducia o diffidenza. Esse non
pensano che esistono sfumature, gradi di fiducia, che potremmo
chiamare fiducia "dosata".
La fiducia deve attraversare tutti i livelli della scala dei valori
giuridici con lo scopo di rendere i rapporti giuridici accettabili
da un punto di vista umano.
La fiducia nasce anche quando sulla scala dei valori giuridici si
comincia con l'ordinamento giuridico per arrivare per gradi,
attraverso la negoziazione, nell'ambito della vita giuridica. La
fiducia diviene allora cosa esperita e può essere conquistata per
gradi.
Potere
Questo viene in essere o perché viene rubato o perché viene
conferito. Solo l'ultima forma è socialmente accettabile al giorno
d'oggi. Il potere deve essere protetto dall'abuso. Nell'ordinamento
giuridico statale, macrosociale questo avviene attraverso la
divisione dei poteri in potere legislativo, esecutivo e giuridico.
Ma alla fine qui, nell'ambito del potere, è, come altrimenti in
pochi altri ambiti, riveste importanza la moralità degli uomini che
esercitano il potere. Se questo esercizio del potere avviene per
creare dipendenze esso è "cattivo". Se viene invece
adoperato per creare le condizioni affinché gli uomini si
sviluppino, allora è "buono".
Il potere può essere conferito da istituzioni esterne come potere
d'ufficio oppure estrinsecarsi attraverso il carisma personale. Il
potere d'ufficio non in mano a uomini dotati di capacità e consci
della propria responsabilità crea una terra di nessuno a livello
sociale. Questo lo vediamo quando per esempio non troviamo nessuno
che si accolli la responsabilità di un determinata cosa. Il dire
"Non è di mia competenza" porta poi all'impotenza sociale
di coloro che cercano un interlocutore responsabile.
Leggi
Esse hanno carattere di comando o divieto. In un'organizzazione
trovano applicazione sia leggi che vengono dall'esterno attraverso
la legislazione statale, sia leggi che vengono promulgate
internamente, come la definizione degli ambiti di competenza. La
competenza legislativa spetta per tradizione alla direzione
aziendale.
Ci sono anche leggi informali che servono a regolare i rapporti
convenzionali, ad es. tra uomo e donna, che vanno rispettate anche
all'interno di un'azienda.
Direttive,
prescrizioni, regole, norme, istruzioni, disposizioni
Tipica in un'organizzazione è la presenza di direttive per il
rispetto dei tempi di lavoro, prescrizioni circa l'abbigliamento,
ad. es. per gli impiegati di banca, istruzioni su come svolgere il
lavoro, regole e prescrizioni circa le assunzioni e i licenziamenti,
promozioni e trasferimenti, norme per la stesura di moduli e
prescrizioni sulla tenuta dei conti.
Regole
del gioco
Riguardano principalmente il campo del comportamento, il
"come" nelle relazioni con gli altri, come i clienti,
nelle relazioni tra dirigenti e collaboratori e tra colleghi. Ecco
alcuni esempi: "Non fare critiche in presenza di altri",
"Informare subito se qualcosa va storto", "Non
entrare nel campo di altri, salvo casi eccezionali",
"Stare di fronte agli altri mentre si rivolge loro la
parola", "Cominciare con puntualità", "Se una
porta è chiusa, per cortesia non entrare".
Negoziazione,
compromesso, patto, contratto
Mediante una negoziazione si arriva a un patto o a un contratto.
Il risultato è un compromesso. Se traduciamo quest'ultimo termine,
esso significa "mutua promessa". In un buon compromesso
entrambi coloro che lo fanno vanno a casa con la sensazione di
averci guadagnato qualcosa. Le persone che non si sentono equiparate
agli altri, possono negoziare, premesso che conoscano i propri
interessi e sappiano anche dove possono rinunciare a qualcosa. Le
buone negoziazioni rafforzano i rapporti e costruiscono fiducia. Si
può ad es. trattare sulle istituzioni, i tempi, le scadenze, il
denaro, le qualità, le priorità e gli obiettivi.
La negoziazione costituisce il punto mediano della scala dei valori
giuridici, perché qui si compenetrano il movimento della vita
giuridica e l'ordinamento giuridico in via di formazione. Per
concludere un contratto ci vuole fiducia. Il contratto può anche
essere fatto rispettare attraverso l'ordinamento giuridico nel caso
in cui non venga rispettato.
Accordo
Quando si lavora insieme ci aiuta spesso a vicenda, senza
valutare nel dettaglio se a fronte di quello che si fa per l'altro
si ricevano poi a compensazione anche delle esatte
controprestazioni. Ciò succede spesso spontaneamente senza che si
spendano molte parole e ha spesso il carattere di un
"Se-Allora". "Se scrivi tu stavolta il verbale, la
prossima volta lo scrivo io". "Stavolta possiamo trovarci
a Graz, ma la prossima volta ci troviamo a Vienna." "Le
presto volentieri la saldatrice" (presumendo che in un'altra
occasione il mio vicino mi aiuti se ho bisogno io di qualcosa).
Entrare
in sintonia
Quelle persone che data una lunga reciproca collaborazione si sono
abituate le une alle altre, hanno fiducia reciproca, si conoscono e
si trovano spesso d'accordo senza parlarsi. Questo fenomeno si
riscontra nei gruppi di lavoro o in gruppi di discussione che
abbiano raggiunto una certa maturità, dove è molto facile
all'inizio di una riunione fare un piano comune, fissare delle
priorità, senza che nessun membro del gruppo debba avere il timore
di essere manipolato dagli altri.
Riconoscere
Ci sono uomini che nel momento dell'incontro con altri
possiedono la capacità di riconoscere l'essenza di questi ultimi e
regolarsi di conseguenza. Così qualcuno "vede attraverso"
il fenomeno del momento, ad es. un abbigliamento poco curato. Questo
si può impararlo se non sia guarda solo ai contenuti delle parole,
bensì anche alle emozioni e agli impulsi di volontà che
traspaiono.
Riassunto
dei tre ambiti di rapporti sociali
| Vita
spirituale |
L'IO
sta in primo piano
L'individualità autonoma
Libertà * imparare * Responsabilità |
| Rapporti
sociali |
L'IO
e il TU stanno in primo piano
Trovare quello che è giusto tra gli uomini
Uguaglianza * negoziare * Impegni |
| Vita
economica |
Il
NOI sta in primo piano
Mettersi ognuno al servizio dell'altro
Produttività * bilanciare * Bisogni |
Franco
Tagliente