LA NUOVA VIA DELLA FORMAZIONE

65 ore insieme per conoscere di piu' noi stessi e gli altri della nostra squadra, per riflettere sulla la fiducia e costruire l'armonia

Quanto segue è la relazione di un seminario che abbiamo organizzato al fine di aiutare i dirigenti di una delle più importanti aziende in Italia nel suo settore, nata dalla fusione di cinque realtà esistenti, che per anni hanno rivaleggiato nel mercato e che ad un certo punto del loro cammino hanno intuito che la strada corretta non era quella di continuare a combattersi, ma di allearsi e unire le risorse per dare vita ad una realtà più forte. Gli aspetti da risolvere erano diversi ed andavano dal bisogno comprensibile di affrontare la diffidenza reciproca, giustificata dalla loro storia, alla volontà di conoscersi come persone, prima ancora che come professionisti. La scelta fatta è stata quella di riunire tutti coloro i quali ricoprivano ruoli strategici in un luogo decisamente inconsueto, ma quantomai funzionale e carico di valenze e con essi iniziare un percorso di reciproca conoscenza.

"Il vento ha spazzato tutte le nubi e reso tersa l'aria: il blu del cielo ed il sole al tramonto incorniciano le montagne bellunesi come raramente accade.
Dall'alto della rocca del Convento si coglie ogni particolare della valle sottostante.
Fra poco arriverà una dozzina di uomini che, avendo a cuore lo sviluppo della loro azienda, staranno insieme qui due giorni e mezzo per conoscersi di più e meglio di quanto ogni giorno non sia possibile, presi come sono, dall'ansia dell'agire che poco o nulla concede al pensare e al sentire. Sono puntuali: solo tre arriveranno più tardi a causa di imprevisti.
Le celle dei frati sono diventate stanze singole con servizi mantenendo però l'austerità del luogo. I corridoi, il chiostro, il refettorio, le sale lettura, e soprattutto il Coro dietro l'altare della Chiesa ci accolgono come se quel posto ci fosse familiare da secoli.
Per un po', a gruppetti, gironzoliamo curiosi. La camera che scegliamo ci appare adatta: nessuno è scontento dato che ogni finestra offre un meraviglioso panorama e questo è ciò che interessa maggiormente.
Franco ci raccoglie in un angolo al primo piano.
"Christus nobiscum: state".
Queste sono le tre parole scritte sullo stipite d'ingresso al Convento ed è con queste che ci augura di realizzare lo scopo per cui siamo qui, "state", concederci una pausa per pensare e sentire e dimenticare per qualche ora il frenetico fare. C'è chi fra di noi è ancora scettico sull'utilità di questo sottrarre tempo alle mille incombenze. "Per me, al momento attuale questa è una perdita di tempo", così esordisce uno di noi, quello stesso che fra due giorni e mezzo dirà: "Mi dispiace che sia finita, non vedo l'ora di rifare un'altra esperienza come questa".
Ma Franco in quel momento non sa che questa fra due giorni e mezzo sarà la felice frase d'epilogo, non è sicuro che nei giorni a venire quegli uomini ritorneranno bambini ed avranno riscoperto il loro corpo, il piacere di stare insieme, la capacità di ridere "spontaneamente" come uomini e non come scimmie "per conveniente imitazione". Franco può solo sperare che nei giorni a venire riescano a scoprire di loro stessi aspetti sui quali nei mesi prossimi potranno lavorare per dare ancor più senso alla loro vita prima come uomini e come dirigenti d'azienda poi. Non si illude neppure che gli manifestino gratitudine per l'aver rischiato un po' della sua credibilità organizzando uno "strano" seminario che, seppure sia diverso da quelli usuali, riesce a sviluppare nei partecipanti tanta energia da consentire a questi (tecnico-formativi) d'essere realmente efficaci. Come organi isolati ci ritroviamo in questo luogo per consolidare in un unico corpo la ragione della nostra funzione e per metterci in armonia l'uno con l'altro e, grazie a questa, dare un impulso unitario alla nostra azienda.
Ma è poi un'unica azienda quella che portiamo con noi? Non c'è forse ancora nel nostro cuore quella che abbiamo fuso alle altre per ragioni economiche seppure siamo in procinto di comprendere che debbono essere altre le ragioni che ci tengono uniti? Se due anni fa siamo stati capaci nel mettere insieme stabilimenti ed impianti, riusciremo nei prossimi anni ad unire anche gli uomini? Basteranno pochi mesi o ci vorranno ancora tanti anni quanti ne servono per raggiungere quei mitici sette che chiudono sempre i cicli di ciò che attiene gli organismi viventi prima di aprirne altri? E seppure dovesse occorrere più tempo di quanto oggi non immaginiamo, con che spirito lavoreremo insieme nei mesi e negli anni a venire? Con quello uguale al "pioneristico fare" da padroni incontrastati ed insindacabili o con quello di chi ha compreso che il futuro è contrassegnato dal rispetto per le altrui responsabilità e capacità, donato con fiducia e non con timore?
William, il nostro primo "facilitatore", dopo una frugale cena, inizia preparandoci alla prima notte: ci fa scoprire cos'è il rilassamento. E' così efficace che Paolo, disteso per terra come gli altri, si addormenta e prende a russare. Gli siamo grati per questo perchè alla fine dell'esercizio sarà un'occasione per scherzare. Scherza pure Diego sul pancione di Franco che, da supino, gli ostruiva la visuale e tutti scherzano su Bruno che è riuscito per la prima volta nella sua vita a tacere per venticinque minuti di seguito. Arriva anche Walter che però ci lascia subito per andare in perlustrazione sul sentiero di quella montagna che, come da programma, percorreremo domani notte: non sappiamo ancora come e perché. Si va a letto di buon umore dopo una sfida a "briscola".
Presto suona la sveglia al mattino seguente: prima è lo scampanellio delle campane della Chiesa del Convento, poi il vocione di Franco che con "giù dalle brande" nel giorno del suo 50° compleanno ha deciso di fare il "padre priore" piuttosto che il "padre di famiglia".
La colazione ci attende dopo una mezz'ora di minuziosi esercizi di risveglio di ogni parte del corpo. Poi noi tutti, che credevamo di saper respirare, scopriamo che cos'è la vera respirazione a pieni polmoni, l'armonia di movimenti che mai facciamo, l'equilibrio ottenuto grazie alla concentrazione, la fiducia ottenuta dall'altro in misura di quella accordata. Un pensiero attraversa la sala quando alcuni esercizi di inspirazione ed espirazione sono assimilati al ricevere ed al dare: è vitale per le piante l'anidride carbonica che espiriamo e vitale per noi l'ossigeno che i vegetali ci restituiscono a perpetuare l'alternarsi del vicendevole sorreggersi. Siamo molto concentrati in questo lavoro: siamo distolti solo, di tanto in tanto, da qualche battuta dell'inarginabile Bruno.
Diego e Giuseppe sollevano di peso William ma una seconda volta riprovano invano: è come se i suoi 63 chili si siano raddoppiati in un attimo. Se volevamo una prova di cosa possa produrre la forza del pensiero l'abbiamo avuta. Poi la mano sinistra di Franco trattiene prima una busta di zucchero raffinato e poi una piccola confezione di miele. La forza del suo braccio destro, contrastata da quella di William, è nulla nel primo caso e notevole nel secondo: così si sperimenta la negatività e la positività degli alimenti che si evidenzia non soltanto attraverso la loro ingestione ma anche per il semplice contatto. Suggestione? Trucco? Il numero degli scettici è pari a quello dei convinti. Potrebbe essere diversamente in un mondo in cui il materialista e chi non lo è, sono in conflitto quando invece dovrebbero entrambi esprime la fondatezza e la necessaria convivenza dei due apparenti opposti?
A pranzo i commenti si sprecano e le insinuazioni di "corruzione" ci fanno ridere di gusto. Poi nel pomeriggio ritorniamo bambini con Walter, lo psicologo che più d'altri in Italia conosce la potenza terapeutica del teatro. Giochiamo a "ruba bandiera", "un due tre, stella", "schiaffo del soldato". Ci sciogliamo prima nel gioco e poi modulando la voce con toni sempre più alti. A distanza di secoli che differenza negli stessi luoghi fra questi irriverenti acuti ed i sommessi sacri canti gregoriani dei frati!
Dalla notte dei tempi l'uomo percorre vie sempre diverse alla ricerca di se stesso e dell'incontro armonico con gli altri e mai nel passato alcun fraticello avrebbe immaginato che un giorno il sentimento di fratellanza sarebbe stato cercato non nelle preghiere ma nel gioco comune. Ma d'altra parte perfino Faust, cieco ed in fin di vita, gioisce e riscatta la sua vita dissoluta credendo di sentire fratelli vociare mentre lavorano insieme!
Un tempo la preghiera era strumento d'unione; ora è al lavoro in comune che è affidato il compito di unire gli uomini, non già attraverso la via del comunismo che viola la libertà né quella del capitalismo che viola la solidarietà, ma tracciandone una nuova che l'umanità ancora non conosce: forse qui, nel Convento un seme è deposto!
Dopo l'intervallo ci disponiamo in cerchio e ciascuno, a turno, fa un movimento di fantasia, semplice ed armonico; gli altri lo imitano e così in un crescendo quasi di danza tribale vinciamo ogni resistenza e quando poi indossiamo una bianca maschera e ripetiamo il nostro movimento davanti agli altri che fungono da spettatori, quasi d'incanto appariamo come leggiadri attori del teatro greco. Quelli che prima sembravano buffi movimenti, ora che il nostro viso è nascosto e l'espressività è affidata solo al corpo, assumono grazia e leggiadria come se fossero di teatranti ateniesi consumati.
Abbiamo indossato una maschera e ci siamo liberati della nostra maschera!
Ne parliamo a lungo e poi ciascuno si sceglie un compagno e per alcuni minuti ci si fissa negli occhi a distanza ravvicinata e si fa ciò che raramente usiamo fare: non sfuggire lo sguardo dell'altro. Poi lentamente ci si allontana sino al punto da intravedere, ad occhi socchiusi, solo la sagoma del compagno e ricerchiamo in quella sagoma un soggetto, personaggio o animale che sia. Crediamo di vedere l'altro in quel soggetto fantastico; ma presto scopriremo che in realtà siamo noi stessi quei personaggi intravisti e, grazie ai burattini di Franco, domani prenderanno vita e apriranno su di noi finestre che solo noi potremo, se lo vorremo, spalancarle del tutto.
Si va nel chiostro e dopo che ciascuno, camminando molto lentamente, ne ha osservato forme e materiali, bendati, si ripercorre a ritroso il medesimo percorso per scoprire quanto poco siamo abituati a soffermarci sui particolari, quelli in cui, come dicono i tedeschi, "si nasconde il diavolo". Forse fra qualche giorno nel lavoro saremo aiutati da questo esercizio a soffermarci su ogni dettaglio, prima di arrivare a conclusioni affrettate.
La fiducia viene messa alla prova quando ognuno di noi si colloca a turno al centro di uno stretto cerchio formato dagli altri e, come corpo morto, si lascia cadere ad occhi chiusi fra le braccia di questi che lo sorreggono e se lo "passano" con l'intento di non farlo cadere. E' la prontezza e la forza del gruppo riunito a cerchio che sorregge la debolezza del singolo che si rimette, fiducioso però, nell'aiuto degli altri. Potrebbe una metafora verbale essere più efficace di questa vissuta sulla propria pelle? Qualcuno scherza dicendo che forse quello sarebbe il momento per realizzare una vendetta da tempo attesa…ma per fortuna non ci sono grandi odi da soddisfare! Non paghi, ci rimettiamo nelle mani degli altri lasciandoci cadere per terra di schiena, come birilli, fiduciosi che alle nostre spalle gli altri ci prendano al volo.
L'esercizio si ripete più volte ed ogni volta il gruppo ci afferra ad una distanza sempre più prossima al pavimento. Basterebbe una svista per …procurare un buco nella pietra del chiostro! Ma tutti terminiamo l'esercizio illesi. Qualcuno però, troppo impressionato dall'aspetto cadaverico dei fiduciosi partecipanti, si è rifiutato di guardare gli esercizi: anche questa è una buona occasione per scherzare e prenderci un po' in giro! A cena le emozioni continuano: mangeremo bendati ed assaporeremo i cibi e scopriremo anche quanto importante sia l'aiuto di chi, vedente, è al nostro fianco per riempirci il piatto ed aiutarci a trovare non già la strada della bocca ma la posizione della bottiglia o quella del pane. Uno di noi ha resistito fino alla fine con grande pena: la claustrofobia di cui è un po' vittima non si prova solo in ascensore! Ma qui la vicinanza degli altri ha giovato molto. Incomincia a piovere ma non esitiamo ad uscire dal Convento per arrampicarci sulla montagna che lo sovrasta. Bagnati a causa della pioggia ma anche a causa degli gli scherzi di Paolo che fa oscillare gli alberi del sentiero e precipitare su di noi l'acqua delle foglie, raggiungiamo il crinale e ci disponiamo ad attendere l'arrivo del buio. Nel silenzio "stiamo" ad una distanza di qualche metro l'uno dall'altro. Non è dato al cronista sapere quali pensieri attraversano le menti di tutti noi che, come rocce, immobili scrutiamo l'orizzonte. Sicuramente un po' di timore non risparmia nessuno quando, illuminati solo dalle lucciole uscite al cessare della pioggia, riprendiamo il sentiero del ritorno.
Finalmente una doccia ed un caldo tè! Ci preparano ad una sosta in Chiesa, ai piedi dell'altare maggiore, a pochi passi dal Santissimo, dove in cerchio ed al buio rischiarato solo da una candela collocata al nostro centro, diamo sfogo ai pensieri. La parola "Aiutarsi" risuona e poi un pensiero poetico: "Dalle processionarie ho liberato l'albero che ho scelto" ispirato da quanto era accaduto durante l'ascensione. Infatti salendo verso il crinale della montagna Walter ci aveva esortato a fermarci davanti ad un albero che ci piacesse in particolare, per entrare in simbiosi con lui: uno di noi era stato attratto da un arbusto invaso da processionarie e lo aveva liberato con l'aiuto di un ramo, da qui la poesia Haiku, poesie della natura. I pensieri si susseguono ai pensieri ed un commento su questa esperienza sintetizzato in "Singolare" chiude la giornata. Domani forse anche le ultime resistenze dell'ultimo scettico cadranno grazie alla potenza dei burattini. La baracca è montata al centro del coro, alle spalle dell'altare maggiore. Ognuno sceglie un burattino e, nascosto dal telone della baracca, inizia con il compagno un dialogo che segue un canovaccio preconcordato alla meglio.
Gli improvvisati burattinai però non si accorgono, tutti presi come sono a recitare una parte, che fanno uso di parole e di espressioni che la dicono lunga, più di quanto possano pensare, sulla profondità dei loro animi. "Pulcinella, scherzando scherzando diceva la verità" recita un vecchio proverbio napoletano ed è la verità più profonda quella che emerge dalle parole dei diversi personaggi che calcano la scena per bocca di uomini che danno loro vita: è una verità fatta di paure, di drammi segreti, di conflitti che sperano di trovare negli altri soluzione o almeno sollievo. Ci siamo messi a nudo per vederci come siamo realmente e per dire a noi stessi: "questo sono io, non posso che accettarmi ed avere cura di me perché sono unico". A pranzo arriva Orazio, il terzo pedagogo. Se William ci aveva aiutati a prendere consapevolezza del nostro corpo e Walter della nostra anima, Orazio, l'uomo d'arte, si dedicherà allo spirito. Nell'arte si quieta il nostro travaglio e se aspettavamo che arrivasse qualcuno che ci insegnasse a dipingere paesaggi e personaggi abbiamo atteso invano giacché Orazio è qui per far parlare i colori e dal modo con cui li stendiamo è possibile far luce su lati nascosti del nostro essere.
Siamo tutti ansiosi di scoprire, con il suo aiuto, quanto più possibile di noi stessi. La pioggia finalmente cede il posto al sole ed uno splendido tardo pomeriggio ci aiuta a fare cerchio intorno ai nostri elaborati pittorici ed Orazio, buon amico, ci conduce per mano per farci scoprire il nostro legame con i mille colori della terra. C'è chi ha dipinto una terra sassosa, chi una sabbiosa, chi una caverna, chi un suolo argilloso, chi un'ametista…La terra ci aiuta a scoprire noi stessi. E sarà ancora la terra a venirci in aiuto quando il giorno dopo modelleremo argilla per riprodurre un albero dandogli la forma che più "sentiremo". L'ultima serata, durante il dopo cena, è spesa per assistere alla metafora per burattini, "La disfida di Possingia", che Franco ha preparato per aiutare, uno di noi, a prendere coscienza del ruolo in cui noi tutti vorremmo vederlo. Un ruolo diverso da quello attuale a cui rimane abbarbicato quasi per difendere se stesso da un nemico invisibile che è solo nella sua fantasia e non fra di noi.
Risate a crepapelle per la satira di Franco precedono l'atteso momento della distribuzione degli esiti di un'analisi grafologica fatta nei giorni scorsi su di uno scritto di tutti i partecipanti al ritiro. Mario presenta bene i lati positivi di ognuno mentre quelli critici sono riservati e consegnati in busta agli interessati. In fin dei conti si costruisce sulle positività e non sulle negatività e per fortuna tutti ne hanno da vendere al punto tale che l'ignaro grafologo ha dato ad ognuno una collocazione ideale in un'ideale squadra che fortunatamente corrisponde più o meno a quella effettiva, salvo qualche aggiustamento. Il caro Don Attilio, il giorno della partenza, celebra per noi la Messa e dopo di questa terminiamo il lavoro con Orazio. I nostri alberi d'argilla, dalle forme più diverse, sono collocati insieme su di un tavolo a formare una foresta. In essa ognuno troverà protezione".

Le opinioni degli Uomini che hanno partecipato all'esperienza del ritiro formativo

I tre giorni trascorsi in convento sono stati positivi sotto il profilo della conoscenza di noi stessi e dei nostri collaboratori…

Esperienza particolarmente positiva sul piano umano che sicuramente contribuirà ad instaurare un rapporto più profondo e proficuo.

Esperienza positiva, ho notato che esiste una grande voglia di crescere all'interno della nostra azienda. Ho notato un grosso spirito di squadra (nonostante grosse e profonde personalità) e la voglia di affrontare i conflitti con umiltà e con l'intento di risolverli…. Lavoriamo e parliamo assieme.

…l'ho personalmente vissuta come importante esperienza di gruppo, quale altrimenti difficilmente avrei potuto vivere. L'ambiente…mi ha consentito…di lasciarmi trasportare, inavvertitamente e lentamente, in una terza dimensione per me inedita ed imprevista. Con più spontaneità e naturalezza…mi sono lasciato andare aprendomi maggiormente al gruppo e cercandone una più ampia sintonia ed armonia.

Il corso cui ho partecipato nelle tre giornate è stato innovativo per i temi trattati.

E' stata un'occasione piacevole per stare assieme al gruppo di lavoro e conoscere le nostre idee e i nostri comportamenti. Con la "ginnastica" ho acquisito rilassamento e la sensibilità per riconoscere la meravigliosa macchina che è il corpo umano. Esercizi di gioco e parte artistica si integrano bene per il nostro lavoro di squadra.

Abbiamo sperimentato la nostra capacità di stare insieme, lavorare insieme, collaborare, aiutarsi. Personalmente ho fatto cose che non avevo mai fatto. Mi auguro che tutti sappiamo cogliere e mettere in pratica ciò che l'azienda ci chiede.

A livello personale ritengo che l'esperienza mi sia servita per rimettermi in discussione cercando di ritrovare un maggior equilibrio psicofisico… A livello di gruppo ho potuto approfondire la conoscenza dell'umanità degli altri, i loro lati positivi ed in parte le potenzialità non espresse.

Auspico che questo tipo di esperienze possano ripetersi poiché sono convinto che alla fine di un processo formativo (non solo limitato a quello tecnico) i singoli e la società per la quale lavoriamo non possa che trarre dei vantaggi determinanti.

Si riscopre la voglia e l'armonia dello stare insieme, del vivere un sentimento comune di serenità, trasparenza, amicizia. Un'esperienza unica, arricchente, sicuramente porterà un buon raccolto.

L'esperienza è stata utile per conoscerci sia interiormente sia vicendevolmente e per far emergere in vari modi ed in varie forme il nostro Io…..Se è vero che le aziende innovative hanno successo sul mercato, noi dovremmo avere notevole successo.

Franco Tagliente