LA FORZA DELL'ASCOLTO
Un ritiro formativo per conoscersi e migliorarsi Quanto segue è la
relazione di un seminario organizzato al fine di aiutare gli uomini
della Colfert a fare il punto della situazione alla luce del recente
sviluppo dell'azienda e a migliorare le loro capacità di entrare in
relazione con il mercato. La pietra posta sotto il cuscino, al
momento di coricarsi, aveva dato inizio al corso. Il sonno era stato
lungo e sereno ed il sogno era arrivato con una precisione e dovizia
di particolari, come avviene solo in quei pochissimi casi in cui
siamo totalmente orientati all'ascolto. Svegliarsi in un convento è
sempre un momento suggestivo e ancor di più lo è se a pernottare
si è solo in tre amici, si provano delle intense sensazioni sottili
in questo luogo, così povero di comfort, che nessun hotel a cinque
stelle sarà mai in grado di offrire. A minuti arriveranno la
ventina di amici con i quali passeremo questi due giorni; nessuno sa
quali pensieri stiano passando nelle loro menti, quali
preoccupazioni, quali aspettative. Tra poco il gruppo si riunirà ed
il tutto avrà inizio. Chissà se la pioggia di ieri ha
simbolicamente ripulito la strada che quest'azienda dovrà
percorrere e se le nubi, che si sono levate quest'oggi dal fondo
valle alla cima del monte, lasceranno scorgere chiaramente a questi
uomini i loro orizzonti.
Alle otto i primi arrivi, la "pattuglia" di Casarsa
stupisce per la sorprendente puntualità, poco dopo arriva il resto
del gruppo, con piacere osserviamo lo spirito positivo con il quale
tutti sembrano approcciarsi a questa esperienza. Ore nove, si
inizia. Dopo pochi minuti di raccoglimento all'interno del coro
della chiesa e dopo una veloce presentazione del programma di
lavoro, si incomincia a "fare". Se l'ascolto è il tema
conduttore delle giornate, la prima cosa da fare è sperimentare la
capacità di ascoltare noi stessi.
William introduce il tema della gestione dello stress e delle
tensioni emotive, proponendo una tecnica di rilassamento mirata a
prendere in esame i quattro livelli rilevanti nell'uomo: quello
fisico, quello mentale, quello emozionale e quello spirituale o
creativo. In mezzora, tanto è durata questa tecnica, si sono
provate sensazioni forti e chiare di cosa vuol dire cominciare a
prendersi cura di sè. Il lavoro seguente è stato finalizzato a far
sì che le persone cominciassero a riconciliarsi con se stessi
prendendo consapevolezza del proprio corpo. Pochi movimenti,
apparentemente insignificanti, producevano reazioni via via più
intense, tanto da sollecitare il bisogno di pause prolungate per
comprendere cosa stesse accadendo.

Da una rapida carrellata agli occhi delle persone si poteva intuire
quali fossero i pensieri che stavano emergendo. Averle spiazzate con
questa proposta atipica stava permettendo ad ognuno di loro di
prendersi cura di sè aggirando le rigide difese raziocinanti che
ognuno tira fuori qualora si trovi di fronte al cambiamento. Il
pomeriggio è iniziato facendo provare alle persone delle tecniche
per il radicamento alla realtà (per vivere con i piedi per terra) e
ben presto è stato introdotto l'uso della visualizzazione come
mezzo utile alla focalizzazione ed al raggiungimento degli
obiettivi.
Un vento forte lambiva il convento come se volesse spazzare lontano
da noi quella parte di tensioni e di emozioni negative che fanno
parte della storia di ognuno. Successivamente è stato esaminato lo
stile comunicativo di alcuni partecipanti che, più di altri, erano
pronti a ricevere indicazioni personali di lavoro, superando la
comprensibile paura di esporsi e nel dire al gruppo delle cose, sono
state espresse alcune considerazioni utili al miglioramento
dell'organizzazione del lavoro e del clima aziendale. Lavorare sul
corpo e sui gesti finalmente aveva aiutato a focalizzare
l'attenzione su degli obiettivi precisi sicuramente fondamentali per
la crescita della Colfert.
Dopo cena ci si è ritrovati all'inizio di un sentiero di montagna a
ridosso del convento ed ognuno ha iniziato, in silenzio, il cammino
che lo portava ad entrare in contatto con gli elementi della natura.
Arrivati in cima al monte, ognuno ha cercato un "suo"
spazio dove fermarsi e meditare, come mai si ha occasione di fare, e
così facendo si è percepita una maggiore integrazione con
l'ambiente circostante. Il guardarsi attorno dava una ricarica
naturale e nel silenzio si potevano sentire suoni oramai dimenticati
come il verso del cuculo ed altri ancora. Tutte le parole usate fino
alla cena acquisivano in questo momento una maggiore chiarezza. Una
sensazione di calma ci pervadeva. Nel tornare al convento ci hanno
accompagnato le lucciole comparse quasi all'improvviso come se
fossero lì solo per noi. Al termine della discesa i volti
rivelavano la valenza terapeutica dell'esperienza appena terminata.
Una tisana ristoratrice ha posto fine alla serata e ci consegnato
nelle braccia di un sonno sereno. La notte trascorsa nelle
essenziali, ma funzionali camere, ha aiutato tutti a riflettere sul
lavoro svolto.
Al mattino la ripresa delle attività è avvenuta all'insegna di una
metodologia definita "risveglio energetico". Questo
insieme di tecniche ha consentito a tutti di rendersi conto di
quanto poco ci voglia per iniziare una giornata tonici, carichi di
energia e pronti all'azione. Solo dopo questo lavoro abbiamo fatto
colazione. Il vento che da un giorno e mezzo ci stava accompagnando
aveva creato le condizioni affinché ci fosse una splendida giornata
e questo non poteva che farci piacere. Alla ripresa dei lavori è
stata riproposta la tecnica del rilassamento totale e quella che la
mattina precedente sembrava una proposta bizzarra era diventata ora
una cosa "ovvia". Infatti, i valori del prendersi cura di
sè, dello stare bene e dell'automiglioramento erano diventati
linguaggio comune al gruppo. Le parole però ben presto hanno,
ancora una volta, lasciato lo spazio ai fatti ed ecco quindi che gli
esercizi per misurare il livello di fiducia che ognuno aveva nei
confronti del gruppo e gli esempi di cosa vuol dire scegliere la
strategia di azione più adeguata alla situazione, immediatamente
hanno fatto comprendere il loro messaggio senza bisogno di
spiegazioni.
Il pranzo ha concluso questa breve, ma intensa, esperienza con un
ringraziamento a tutti coloro che l'hanno voluta e progettata e agli
uomini della Colfert che hanno scelto di mettersi in gioco
totalmente come poche volte capita di vedere all'interno delle
aziende.
All'uscita del convento ci aspettava la più bella giornata di sole
che ci si potesse augurare. In un viaggio all'insegna dell'ascolto,
come quello appena terminato, anche questo era un segnale
particolarmente denso di significato.
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