MI COMPRO UN'EMOZIONE
earth'heart,
il cuore della terra. E' l'insegna di una catena, un
marchio-ombrello, o cos'altro? Di questa nuova formula ce ne parla
il suo ideatore, Franco Tagliente: fra i marketer italiani è forse
quello che più di altri crede nella nuova frontiera del marketing,
quello dei valori.
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Dottor Tagliente, che cos'è earth'heart?
E' un progetto che aggrega più produttori uniti nell'intento di
raggiungere i consumatori in un luogo adatto a soddisfare un
particolare stile di consumo grazie al fatto che in quel luogo
sono state create le condizioni ideali.
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Cioè quali?
Quelle che fanno nascere emozioni nei clienti coinvolgendo la
parte meno razionale di noi.
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In quale modo?
Ricorrendo a strumenti comunicativi che adottano un linguaggio non
verbale, un modo espressivo che parli al cuore e all'anima più
che al cervello.
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Ad esempio?
Un profumo associato ad un brano musicale può far
"sentire" la primavera molto meglio che l'immagine di
un prato fiorito.
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Un luogo emozionale per consumatori che adottano un particolare
stile di vita, dunque?
Non stile di vita. Stile di consumo.
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Ma stile di consumo non è sinonimo di stile di vita?
No. Gli stili di vita riguardavano consumatori di un tempo
passato, quando la gran parte di noi manteneva in ogni
circostanza ed in ogni ambiente comportamenti molto coerenti fra
loro, dalla mattina alla sera, tutti i giorni della settimana e
tutti i mesi dell'anno, al lavoro, a casa, in vacanza. Ma questo
modo di essere univoco, da uomini "tutti d'un pezzo"
non è più della gran parte di noi. In modo consapevole o
inconscio i nostri comportamenti sono ormai i più diversi nelle
diverse circostanze e nei diversi momenti. Noi passiamo con
disinvoltura da un atteggiamento all'altro quasi fossimo persone
diverse, adottiamo stili comportamentali anche molto incoerenti
gli uni con gli altri. Anche nelle azioni d'acquisto esprimiamo
dunque stili diversi, adottiamo stili di consumo dai profili
indefiniti.
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earth'heart è dunque un luogo dove si può esprimere un diverso stile di
consumo?
Sì, uno stile che sintetizzo in "negozio non
negozio", uno spazio in cui l'azione del vendere non è
sottolineata, non è in prima posizione rispetto alle altre in
cui invece l'elemento fondamentale è il benessere generato
grazie ad elementi comunicativi e semantici che sono progettati
in funzione di ciò che dell'uomo/cliente earth'heart interessa
raggiungere.
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Che cosa?
Il suo bisogno di socializzare lontano dal frastuono di una
discoteca seppure immerso nella musica, il suo bisogno di godere
del bello seppure non come in una galleria d'arte, il suo
bisogno di stupirsi seppure non vedendo un film di Spielberg, il
suo bisogno di ricercare e di scoprire seppure non facendo
l'archeologo, il suo bisogno di trascendenza seppure non
chiudendosi in un monastero buddista, il suo bisogno di giocare
ritornando bambino, il suo bisogno di sognare ad occhi aperti,
il suo bisogno di aiutare gli altri, il suo bisogno di
acquistare per scelta e non per imposizione, il suo bisogno di
ritrovare nelle cose che compra l'impegno e l'etica di aziende
produttrici protese sì a fare business ma anche a farsi carico,
sebbene in minima parte, di almeno di uno dei grandi problemi
che affliggono la nostra società.
Ma alla fine, in questo "negozio non negozio" i prodotti si
vendono?
Nei luoghi creati con lo spirito di earth'heart i prodotti si
acquistano, non si vendono.
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Cosa vuol dire?
Ciascuno di noi nel suo profondo cerca di stare alla larga da
luoghi e persone che spingono i loro prodotti pensando più a
ricevere che a dare. Siamo costretti a frequentare negozi e
magazzini in cui il rapporto mercantilistico ha annullato quello
umano. Abbiamo invece bisogno di entrare in luoghi in cui siamo
considerati non come portafogli su due gambe. Nei luoghi
earth'heart le attività di vendita, che ovviamente esistono, si
svolgono in modo non ostentato: il cliente si avvicina ai
prodotti, non ne è aggredito.
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Quali sono i prodotti che si vendono nei luoghi earth'heart?
Dall'abbigliamento, all'arredamento, dalla cosmesi ai
giocattoli, dall'illuminazione agli aquiloni, da un certo tipo
di alimenti alla cartoleria. L'abbinamento delle diverse
tipologie di prodotto varia da luogo a luogo e tiene conto delle
diverse esigenze e delle diverse possibilità
"logistiche".
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Cosa vuol dire?
Non è detto che in ogni città si ritrovino luoghi earth'heart
che propongano gli stessi assortimenti. Se a Bologna c'è più
bisogno di un certo tipo di abbigliamento e di un certo tipo di
mobili-oggetto o di un certo tipo di elementi di illuminazione,
saranno queste le tipologie più assortite e le altre saranno
solo marginalmente offerte. Se a Firenze non sarà disponibile
una superficie grande quanto a Londra l'assortimento sarà
pensato in ragione dello spazio disponibile.
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Sicchè
la catena earth'heart non prevede superfici simili.
I luoghi earth'heart prediligono dimensioni non piccole,
almeno 500 metri ma non escludono anche superfici inferiori a
condizione che si possano esporre i prodotti in modo tale da far
emergere chiaramente la loro coerenza.
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Quale
coerenza?
Quella sottolineata dall'head line di earth'heart,
"uniti nel rispetto di noi stessi e della Terra".
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Cioè?
La Terra è al centro della nostra attenzione perché è dal
modo con cui ci rapporteremo ad essa nei prossimi anni che
dipende il futuro dei nostri figli e dei loro figli. Un modo di
comportarsi ed un'attenzione ecologici in senso lato, non solo
riconducibili ad un atteggiamento di protezione dell'ambientale,
un guardare cioè alla Terra e nel contempo agli uomini che sono
diversi sì gli uni dagli altri ma non più divisi. Uniti
appunto da un progetto comune, quello del reciproco rispetto e
dell'impegno a creare le condizioni per una esistenza migliore.
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Ma
questi sono concetti da New Age?
Se per New Age intende un modo di considerare i rapporti umani e
l'attenzione alla Terra, basati sul rispetto, earth'heart
rientra nell'ambito della New Age; sebbene io rifugga dalle
categorizzazioni e quella della New Age è un'etichetta che si
attacca a troppo cose che hanno poco o nulla a che vedere con il
suo profondo spirito.
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Se
i prodotti della gamma earth'heart possono essere diversi
fra di loro a condizione che rispondano ai criteri di coerenza
di questo particolare category, come sono coinvolti nel progetto
i produttori fornitori?
Ciascun produttore continua a distinguere i suoi prodotti con i
suoi marchi, la sua identità continua ad esistere, non è
annullata da una private label. I consumatori infatti non
apprezzano che l'identità dei produttori sia nascosta: hanno
bisogno di conoscere non solo l'ubicazione geografica degli
stabilimenti produttivi ma anche e soprattutto l'identità di
chi ha realmente prodotto quel bene; non apprezzano il suo
"oscuramento" imposto dal distributore.
I nomi dei produttori e le loro marche, grazie al
marchio-ombrello earth'heart, sono rafforzati anziché
annichiliti perché questo marchio accompagna i loro prodotti e
ne sottolinea la corrispondenza a quelle caratteristiche che
devono avere tutti i prodotti proposti nei luoghi earth'heart.
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Quali
caratteristiche?
Devono essere veri, buoni, belli.
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Cioè?
Ciò che di essi viene detto ed il modo con cui sono presentati
non può essere manipolatorio, non può cioè adottare linguaggi
equivoci e accorgimenti comunicativi che possano distorcere la
libertà ed indurre in errore. La politica di prezzi non può
ricorrere a promozioni create ad arte, pianificate, del tipo
3x2. I prezzi sono i medesimi in tutta Europa non tanto grazie
all'Euro quanto alla volontà di non creare disparità di
trattamento. Questo per rispondere al requisito del vero. Il
modo con cui sono fabbricati, rispettoso dell'uomo e
dell'ambiente e l'autentico impegno dei produttori di migliorare
continuamente i loro processi produttivi in tal senso,
rispondono al requisito del buono mentre quello del bello è
assicurato dai canoni estetici adottati nella concezione di ogni
prodotto: essi sono armonici, vanno verso l'uomo senza
aggredirlo al solo scopo di attrarne l'attenzione.
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Per
quanti prodotti c'è spazio in earth'heart?
Per tutti quelli che escono da aziende di produzione che
condividono la sua filosofia in modo profondo e non solo perché
potrà far vendere di più di altri grazie alla forza del suo
valore.
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Che
rapporto c'è fra earth'heart e la distribuzione nelle
grandi superfici?
La distribuzione che si attua nelle grandi superfici pone il
prodotto e molte volte anche il prezzo al centro
dell'attenzione. I suoi cardini sono i produttori nonché i
consumatori considerati più per ciò che fanno che per ciò che
sono. I primi sono trattati come macchine manifatturiere, i
secondi come macchine consumatrici. earth'heart rispetta invece
produttori e consumatori come uomini, li considera parte del
progetto; li mette in relazione fra di loro in forza di un
comune sentire. earth'heart può indicare ai gestori della
grande distribuzione un percorso che i più attenti fra di loro
potrebbero cogliere integrando la loro capacità imprenditoriale
con la forza emozionale di earth'heart, creando vantaggio
autentico per i clienti non disgiunto da quello dei produttori
ed in ultima analisi per la stessa distribuzione.
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Con
questo vuol dire che earth'heart potrebbe essere ubicato anche
all'interno di grandi superfici?
Certamente. Basti considerare quanta poca emozionalità riescono
a creare i corner a causa della limitatezza dello spazio loro
assegnato. Una grande superficie potrebbe accogliere al suo
interno il marchio earth'heart destinando lo spazio che serve
perché le condizioni emozionali possano esprimersi. I ritorni
economici per metro quadro sarebbero sicuramente superiori e
sarebbero tali da consentire di destinare ad iniziative sociali
anche una parte non irrisoria dei loro utili.
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Dottor
Tagliente, perché crede nell'affermazione del marketing dei
valori?
Il comportamento della gente oggi più di ieri è immagine
eloquente di un bisogno profondo, quello che dalla notte dei
tempi accompagna l'umanità, la ricerca del senso della vita. Se
fino a ieri questo bisogno era posto in second'ordine rispetto a
bisogni più urgenti e materiali, oggi che la gran parte
dell'umanità occidentale ha raggiunto un evidente benessere
materiale, si affacciano dirompenti bisogni spirituali. Un aiuto
può arrivare anche da imprese che nel perseguire il profitto
ricordano che esistono gli altri e che i propri clienti oltre
che di beni materiali hanno bisogno di immaterialità: quei
clienti sono pronti ad esprimere gratitudine nei confronti di
imprenditori che nel rapportarsi a loro dimostrano impegno anche
sociale.
Il marketing dei valori parla al cuore delle persone non al loro
portafoglio, le rispetta come uomini, non come spugne da
spremere. Si prende cura di prodotti realizzati da industrie
attente all'impatto sociale ed ambientale delle loro produzioni,
che sfruttano impianti non inquinanti, a basso consumo di
energia, che utilizzano quanto meno possibile risorse non
rinnovabili, che rispettano le condizioni di lavoro ed i più
profondi bisogni dei lavoratori per troppi anni identificati da
una scellerata politica sindacale con le rivendicazioni
retributive. Il marketing dei valori è di aziende che non
sfruttano il lavoro minorile, non hanno rapporti con regimi
oppressivi, non attuano sperimentazioni su animali, sanno
perfino impiegare imballaggi ridotti, riutilizzabili ed in
materiale riciclabile. Il marketing dei valori è quello
adottato da aziende "etiche" attente ai quei
"consumatori critici" che sempre più numerosi sanno
riconoscere ciò che vale.
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Dottor
Tagliente, se rinascendo le fosse data la possibilità di
diventare un animale, che animale vorrebbe essere?
King Kong.
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Perché?
E' morto vivendo un sentimento umano. Molti uomini muoiono
portando nel cuore sentimenti bestiali.
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Che
cosa si aspetta da earth'heart?
Che imprenditori attenti e sensibili ai profondi cambiamenti in
atto nella nostra società condividano questo progetto e lo
realizzino con determinazione. Per questa ragione ho messo una
E-Mail a disposizione di coloro che sono interessati: Franco
Tagliente
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