DI
FRONTE ALL'ABISSO
LA
CURVA DEL CICLO DI VITA
Uno strumento di analisi spesso ignorato dalle aziende
Quando
si riflette su come migliorare le performance aziendali, di
frequente ci si dimentica la preoccupante brevità della vita media
delle imprese.
Di quelle che nei primissimi anni '70 rientravano tra le prime 500
aziende al mondo, poco più di un decennio dopo, oltre un terzo
erano state smembrate o coinvolte in una fusione con altre.
Nei paesi occidentali, Italia inclusa, la vita media di un'azienda
non arriva a vent'anni.
Si può affermare, che in molti casi è proprio il successo che
l'azienda ottiene nel mercato a portare con sè il virus che presto
o tardi la condannerà a sparire, è come se la pericolosità di
questo virus fosse direttamente proporzionale all'intensità del
successo ottenuto. Più si sono avuti risultati positivi e più si
tende a riproporre lo stesso modello comportamentale anche quando lo
scenario di riferimento è radicalmente cambiato.
E' sensato chiedersi se questa situazione deve considerarsi
fisiologica e se sia corretto pensare all'azienda come ad un
organismo che solo nella minoranza dei casi sopravvive a chi l'ha
creato.
L'esperienza di chi scrive consente di dire che fra i fattori che
contraddistinguono le imprese più longeve si sottolineano la
sensibilità e l'attenzione nei confronti dell'ambiente, nonchè la
tolleranza verso le nuove idee.
Infatti un'impresa non può pensare di superare indenne il passare
del tempo senza una grande capacità di interpretare e gestire i
cambiamenti in atto nell'ambiente in cui opera, così come vi è
sempre più bisogno di una forte capacità di tolleranza per le
diversità e le nuove idee, se non addirittura la ricerca del
pensiero libero che sa uscire dagli schemi tradizionali.
Vi è poi un altro aspetto molto importante. Tutte le aziende
ultracentenarie hanno sperimentato radicali cambiamenti del business
in cui operavano. Le società che prosperano nel tempo, possiedono
una visione molto più ampia ed aperta del business e si concentrano
soprattutto sulla valorizzazione del potenziale umano che hanno a
disposizione piuttosto che sull'attività svolta.
Per dominare nel tempo è necessario quindi cambiare pelle
costantemente. Questo presuppone una forte predisposizione a
"rompere" con il passato e quindi ad abbandonare
velocemente il modello di successo sebbene gli uomini spesso
rinuncino con difficoltà ad una formula che ha portato buoni
risultati; sono spesso inconsapevolmente prigionieri dei propri
schemi mentali, per cui pensano in modo scarsamente innovativo e
slegato dal passato. Nelle situazioni di stress o nelle difficoltà
questo comportamento e ancor di più manifestato. E' questa la
principale causa del declino delle organizzazioni.
Ciò che accade attualmente è che solo di fronte a un evidente
declino, con l'approssimarsi del pericolo di precipitare in un
baratro, il management decide di avviare profonde trasformazioni.
L'attivazione tardiva di un processo complesso come quello
riguardante il cambiamento organizzativo, culturale o strategico che
sia, determina spesso l'insorgere di situazioni traumatiche.
Perdite finanziarie enormi e tagli ingenti al personale potrebbero
essere evitati con un diverso atteggiamento del management e con una
maggiore attenzione ai segnali precoci della necessità di
cambiamento.
La curva del ciclo di vita è un modello che ubbidisce ad una legge
universale in grado di descrivere l'andamento della crescita degli
uomini, delle imprese e dei prodotti.
Il segreto della crescita costante nel tempo consiste nell'attivare
lo sviluppo di una nuova curva prima che la precedente intraprenda
il suo declino. Idealmente il momento migliore per iniziarne una
nuova è quello indicato dall'intorno X (punto dell'opportunità).

Alcuni
decidono di affrontare il cambiamento quando arrivano all'intorno Z
(punto di crisi reversibile), ossia quando l'azienda o il prodotto
sono giunti alla loro piena maturità e anche i numeri cominciano a
rivelare aspetti preoccupanti.
La stragrande maggioranza delle aziende però decide di cambiare più
o meno quando oramai si trova nell'intorno Y (punto di crisi
irreversibile). Questo avviene per una serie di fattori, ma
principalmente accade perché le imprese si affidano solamente ad
un'analisi dei dati economico-finanziari che, essendo a consuntivo,
non possono fornire alcuna indicazione utile ai fini della decisione
di intraprendere un cambiamento con il giusto anticipo. Ne deriva,
paradossalmente, che ci si decide ad attivare un cambiamento nel
momento meno propizio e di massima difficoltà.
Nell'intorno X esistono il tempo, le risorse e le energie necessarie
per attivare un nuovo percorso di sviluppo prima che la maturità e
il declino indeboliscano eccessivamente l'organizzazione sempre più
a corto di risorse finanziarie.

La
strategia di molte aziende di successo è quella di lanciare sul
mercato nuovi prodotti nel momento in cui quelli vecchi stanno
ottenendo ancora ottimi risultati.
Queste aziende "distruggono" il loro vantaggio competitivo
prima che lo faccia qualche concorrente.
In questo modo continuano a detenere il primato nel loro settore e a
ottenere elevati tassi di crescita
Il passaggio su una seconda curva di crescita richiede l'attivazione
di un profondo processo di cambiamento di tipo organizzativo,
strategico e culturale che può portare a una ridefinizione del
proprio core business.
La decisione di procedere in questa direzione non è semplice e
spesso richiede una vera "rivoluzione creativa"
all'interno dell'azienda.
Spesso le aziende naufragano non perchè l'ambiente sia diventato
ostile, ma perchè il loro modo di osservarlo, la loro visione del
mondo, non è più adeguata a cogliere le opportunità che il
mercato offre.
Da poco meno di due anni stiamo seguendo un'azienda operante nel
settore del legno nell'ambito dei prodotti per l'imballaggio. Il suo
fatturato negli ultimi 5 anni è cresciuto, passando da 32 a 45
miliardi, mentre buono è rimasto anche il margine di contribuzione.
In questo periodo la sua quota di mercato è aumentata del 25% e
inoltre sono state assunte altre 6 persone.
L'attuale è la terza generazione della famiglia che si occupa di
imballaggi e nonostante questa scelta di mercato abbia premiato in
passato e continui a dare risultati positivi tuttora, qualcosa è
cambiato.
Gli imprenditori si sono resi conto che l'aver avuto successo finora
poteva far ritenere che questo si sarebbe riproposto anche nel
futuro.
Si sono posti quindi le seguenti domande: quale sarà l'evoluzione
del mercato dell'imballaggio e quali sono le opportunità
all'orizzonte?
E' stato proprio l'interrogarsi sul futuro il momento chiave per
questa azienda. Una ricerca ha infatti evidenziato come fossero già
presenti gli elementi testimonianti un aumento della rischiosità
del loro mercato. La presenza di una tecnologia di produzione povera
con bassissime barriere all'entrata, l'elevata concorrenza, la
tendenza alla riduzione dei margini di contribuzione, la
frammentazione dei lotti di produzione, indicavano chiaramente che
era arrivato il momento di cambiare proprio quando i bilanci
continuavano ad indicare numeri positivi.
L'analisi delle opportunità ha invece indicato la possibilità di
utilizzare la materia prima e la tecnologia impiegata anche per la
produzione di oggetti finiti dedicati ad altri mercati.
L'azienda ha cominciato a sperimentarsi nel settore
dell'arredamento, progettando e realizzando mobili di servizio
domestico per il mercato del "fai da te".
Essendo il business dell'imballaggio ancora in buona salute, questo
ha permesso all'azienda di compiere una scelta strategica importante
e complessa, come quella di entrare in un nuovo mercato con un nuovo
prodotto, in modo ponderato, potendo contare su una organizzazione
strutturata ed efficace e su flussi economici certi, da convogliare
negli investimenti richiesti dalla fase di ricerca e sviluppo.

I
numeri indicano che entrare con proposte innovative nel mondo del
"fai da te" è stata una intuizione felice. Oggi, dopo
poco di un anno dall'ingresso in questo mercato, il fatturato
complessivo è cresciuto del 15% ed i ritorni economici si mostrano
in grado di coprire in breve tempo gli investimenti occorsi.
Vi sono dunque le prospettive affinchè il passaggio ad una seconda
curva del ciclo di vita di questa azienda avvenga nel modo più
sereno ed efficace.
Qualche anno fa abbiamo studiato un caso analogo nelle premesse, ma
differente nello sviluppo.
Un'azienda di medie dimensioni che produceva macchine da caffè
industriali aveva avuto un andamento di crescita sul mercato
esponenziale, passando in poco tempo dall'avere una struttura
prevalentemente artigianale a diventare una realtà industriale
complessa.
Il fatturato superava i 100 miliardi e oltre 100 erano le persone
occupate. Gli stabilimenti di produzione erano in continua
espansione a tal punto da dover richiedere un trasferimento in
un'area industriale di recente costruzione.
Essendo il prodotto finito un bene a lunga durata i mercati coperti
andavano un po' alla volta saturandosi e si avvertì il bisogno di
andare ad occupare zone geografiche sempre più distanti aventi usi,
culture ed abitudini lontani da quelle occidentali.
Non aver colto subito questo aspetto fu una delle principali cause,
assieme all'aumentata capacità produttiva e professionalità dei
concorrenti, che diedero vita ad un rallentamento delle vendite.
Questo fenomeno non previsto, associato agli sforzi finanziari
richiesti da investimenti fatti negli anni precedenti, diede vita al
bisogno di definire un nuovo prodotto che andasse ad occupare aree
di mercato meno affollate.
Si pensò quindi di rimanere nell'ambito delle macchine da caffè
preparando un modello rivolto alla famiglia.
L'intuizione di per sè felice, alla luce anche della tendenza che
vede in questi anni riprogettare tutti gli elettrodomestici della
cucina, fu fortemente condizionata dal fattore tempo.
L'essersi resi conto che la situazione generale si andava aggravando
rese la fase di ricerca di nuovi prodotti/mercati assoggettata
all'ansia del dover trovare una soluzione accettabile in breve
tempo.
Il dover procedere in maniera affannosa ha portato ad affrontare la
fase di progettazione e industrializzazione in maniera
approssimativa; il risultato fu quello di avere un modello di
macchina da caffè da cucina che aveva un prezzo finale di acquisto
per il cliente che la posizionavano più vicino alle opere d'arte
che agli elettrodomestici.

Quell'azienda
avventuratasi in ritardo in un processo di revisione strategica del
proprio operare, si trovò ben presto non solo a non aver risolto il
problema che aveva portato alla definizione di nuovi prodotti, ma
anche ad aver dilapidato preziose risorse impiegandole in un
investimento che soprattutto il ritardo nell'agire aveva reso ormai
inutile.
Franco
Tagliente